PITTURA
Quella meglio in salute fra tutte le arti figurative del XIX
sec., è senza
dubbio la pittura. Già compromessa dalle "performance" apologetico-celebrative,
dovute al pennello di Jacques-Louis David (Parigi 1748-Bruxelles 1825), e di
altri adulatori del mito napoleonico, la pittura della Restaurazione si getta
nelle braccia del Romanticismo e poi di altre formule. i temi prediletti saranno
d'ispirazione borghese, paesaggistici, rassicuranti, a volte controcorrente.
Tuttavia, scomparse, o quasi, le grandi commesse per il decoro degli edifici
sacri o delle vaste dimore patrizie, il pittore dell'800 si trova davanti ad
un mucchio di difficoltà. Adesso se vorrà entrare nella storia
dell'arte dovrà sopportare una fatica maggiore rispetto a quella dei suoi
predecessori. La questione è molto bene illustrata da E.H. Gombrich: "Ta
storia dell'arte dell'Ottocento non potrà mai divenire la storia dei maestri
più contesi o meglio pagati del tempo, bensì quella di un gruppetto
di uomini isolati che ebbero il coraggio e la tenacia di essere anticonformisti
e di vagliare criticamente e senza timore le convenzioni allora predominanti,
creando nuove possibilità alla loro arte." Così come lo era
stata Firenze nel Rinascimento, ora è Parigi il luogo deputato dove gli
allievi pittori possono incontrare le idee più stimolanti formulate dai
maggiori maestri del tempo, detentori di nuove formule e nuove teorie sull'arte.
Fra questi troviamo: Jean-Auguste Ingres (1780-1867), allievo del David; Eugène
Delacroix (1798-1863); Francois Millet (181475), autore di ariose scene di vita
contadina; Gustave Courbet (1819-77), padre del "realismo". In Inghilterra,
un gruppo di giovani dava intanto il via alla "Confraternita preraffaellita",
che accusava soprattutto Raffaello di avere capeggiato un modo sbagliato di Iare
arte", in quanto impaludata nell"'idealizzazione" della natura.
Fra questi rivoluzionari segnaliamo il figlio di un profugo italiano, Dante Gabriele
Rossetti (1828-82). Fu il pittore più impegnato nella riconquista dei
valori medievali. Tornando alla Francia, vediamo che dopo la metà del
secolo si manifesta molto agguerrito il manipolo degli "Impressionisti",
che vogliono rappresentare la realtà fuori dai canoni convenzionali delle
accademie. E' una vera e propria rivoluzione culturale, tesa ad adottare la cosiddetta
rappresentazione del vero "en plein air". Fra i pittori di questa corrente
vogliamo ricordare: Eduard Manet (1832-83); Claude Monet (1840-1926); Aluguste
Renoir (1841-1919); Paul Cèzanne (1839-1906). Postimpressionisti, con
personali fantasiose idee, saranno Paul Gauguin (1848-1903) e l'olandese Vincent
van Gogh (1853-1890). In Italia ci sarà un altro movimento: quello dei
Macchiaioli toscani, con Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini
ed altri.
Vediamo, poi, che nell'arte del mondo germanico del XIX sec. s'incontrano e s'incrociano
vari stili e tendenze. Nel campo della pittura troviamo molti protagonisti delle
correnti classiche (fra cui: jacob Asmus Carstens (1754-1798) e Heinrich Füssli
(1741-1825)) che affrontano quelli delle ideologie romantiche (come G.David Friedrich
(1774-1840), P.Otto Runge (1777-1810), Peter von Cornelius (1783-1867), Ferdinand
Olivier (1785-1841)). Verso la metà del secolo, nell'ambito dello stile
Biedermeier, simbolo del gusto borghese, emergono vari pittori, fra i quali F.Georg
Waldmúller (1793-1865), L. Adrian Richter (1803-1884), Moritz von Schvvind
(1804-1871), Carl Spitzweg (18081885). All'Impressionismo francese si riallaccia,
invece, la pittura di Adolf von Menzel (1815-1905), che si sfoga in modo peraltro
apprezzabile anche nella narrazione di varie storie. Fra i pittori di paesaggio
si distinguono le figure di Karl Blechen (1798-1840) e Hans Thoma (1839-1924),
mentre in quello del ritratto emergono Franz von Lenbach (1836-1904) e Wilhelm
Leibl (1844-1900), che si orientò verso un realismo ispirato all'arte
del francese Combet.
In Tirolo ci si sofferma più che altro alla descrizione di un mondo bloccato
nel tempo, idilliaco, impegnato ad offrire soprattutto rassicuranti paesaggi
fiabeschi. Però faranno, forse, più fortuna quei pittori che avranno
l'accortezza di descrivere fatti spiccioli della vita quotidiana. Questi temi
sono i soli ad essere bene accetti dal mondo rurale del tempo, poco disposto
nei confronti di intellettualismi molte volte lontani e per lui indecifrabili.
In linea con tali tendenze è PLAZIDUS AUMUTTER la cui figura è diventata
celebre in Alto Adige per via di quel piccolo ritratto eseguito il 4 settembre
1809 al patriota Andreas Hofer, oggi conservato presso il Museo Civico di Bolzano.
Si tratta di un lavoro modesto ma di carattere estemporaneo, che mira, con una
certa maestria, alla resa dell'introspezione psicologica del personaggio. L'Altmutter
nato ad Innsbruck il 25 luglio 1780, i-nuore tragicamente, annegato nell'Inn,
il 28 dicembre 1819. Dopo essere stato a bottega del padre Franz, si reca a Vienna
(1801) presso il pittore Francesco Casanova (Londra 1727 - Brühl 1802).
Il Casanova, a suo tempo celebre pittore di battaglie, era fratello del non meno
celebre Giacomo, autore delle famose "Memorie". Fra le opere dell'Altmutter
ricordiamo vari dipinti eseguiti sul tema della lotta contro il dominio francese: "Battaglia
del Berg Isel", "Assalto al ponte sull'Inn", "Scontro di
Faedo in Val di Cembra" (1797), "1a rotta dei Francesi alla Chiusa
di Rio di Pusteria" (1813), quasi tutti conservati presso collezioni private.
L'artista fu pure autore di numerosi disegni, alcuni dei quali si trovano nel
Museo Civico di Bolzano, e di una serie di litografie stampate ad Innsbruck verso
il 1818.
FRANZ ALTMUTTER, padre di Plazidus, nasce a Vienna (1746 - 1817). Assai attivo
ad Innsbruck, soprattutto come ritrattista, si dedica più tardi alla pittura
ad affresco con la quale decora numerose chiese del Tirolo. in Val di Vizze/Pfitschtal,
nella chiesa parrocchiale di S.Nicolò, si conservano affreschi parziali
rappresentanti la Fede, l'Amore e la Speranza, posti sulla parete sud della navata,
dipinti dall'artista viennese nel 1806. In Alta Val d'Isarco, a Racines /Ratschings,
nella chiesa parrocchiale di San Pancrazio di Mareta/Mareit, Franz Altmutter
ha lasciato dei dipinti sulla volta della navata centrale e del presbiterio con
storie del Santo (1811). Infine, a Valtina/Walten, (S.Leonardo in Passiria/St.Leonhard
in Passeier), nella chiesa parrocchiale di S.Antonio si conserva la pala dell'altare
sinistro raffigurante la Sacra Famiglia. Sul retro è posta
la scritta: "F.Altmutter Pinxit et invenit Innsprugg 1814".
Finalmente un atesino lo troviamo in JOSEPH RENZLER nativo di S.Lorenzo di Sebato/St.
Lorenzen (1770-1842). Proveniente da una famiglia di artisti, sarà molto
attivo nell'ambito della pittura sacra, soprattutto nella zona di Vipiteno/Sterzing.
Proprio a Vipiteno, nella chiesa dell'Ospedale di S.Spirito dipinge la pala di
un altare laterale che raffigura il Martirio di S.Sebastiano (1829). A S.Lorenzo
di Sebato/St. Lorenzen, nel Santuario di S.Croce edificato nel 1732, sono presenti
tre suoi affreschi: sul soffitto del coro, il "Serpente di bronzo";
in quello della navata, il "Ritrovamento della Croce"; sopra il matroneo,
la figura di S.Cecilia intenta al suono dell'organo (1815). Altre opere: chiesa
di S.Martino in Badia/St.Martin in Thurn, pala dell'altare laterale con la Vergine
che porge il Rosario a S.Domenico (1836); a Rio Bianco/Weissenbach, cappella
della Madonna, è presente la pala d'altare raffigurante Maria, nel cui
paesaggio retrostante è raffigurato l'abitato di Pennes (1815); la chiesa
parrocchiale di S.Giovanni Battista ad Aica di Fiè/Völser Aicha conserva
le pale degli altari laterali con S.Giovan Battista e S.Sebastiano (1840); al
1832 risalgono invece le pitture eseguite nel soffitto e nei pennacchi, con scene
della vita di S.Martino, nella chiesa parrocchiale di Mezzaselva/Mitterwald;
dello stesso periodo sono le pale d'altare con S.Osvaldo e la Morte di S.Giuseppe
della chiesa parrocchiale di Mules/Mauls; altra pala d'altare si trova nella
chiesa di S.Margherita a Vipiteno/Sterzing, con la raffigurazione della Santa
(1822); in Alta Val d'Isarco, nel paese di S.Giacomo/St.Jakob, la chiesa parrocchiale
dedicata al Santo ha un soffitto affrescato con scene della vita del Patrono
ed episodi dell'Antico Testamento; all'anno prima della morte del maestro risale,
infine, la volta affrescata con storie della Croce nella chiesa parrocchiale
di Val di Vizze (S.Croce), del 1841.
Altro protagonista di quel genere di pittura che aveva fatto la fortuna di Jakob
Plazidus Altmutter è FRANZ VON DEFREGGER, nato a Dölsach, nella Pusteria
Orientale (Austria), il 30 aprile 1835. Anche lui si interessa alle vicende patriottiche
di Andreas Hofer e dei suoi compagni. Ma forse più interessanti sono quei
dipinti nei quali emergono sensazioni suggerite da immagini che provengono da
vari momenti della vita quotidiana, con incontri, giochi, descrizione di ambienti
rurali, osterie. Del resto lo stesso Defregger era di origine contadina e soltanto
dopo la morte dei genitori lascia il lavoro agricolo. Nel 1860 vende il proprio
maso e parte per l'America. L'anno successivo è a Monaco, dove frequenta
l'Accademia. Nel 1878 verrà nominato professore di pittura storica presso
l'Accademia Reale, a seguito dei vasti consensi conseguiti quale pittore "di
genere". Fra i suoi lavori più suggestivi ricordiamo: "Suonatore
di cetra" (1887), composizione piena di sentimento, evocatrice di una serenata
alla persona amata; "Il carillon" (1890), con la stube colma di curiosi
ad ammirare il fascino ingenuo della vecchia scatola armonica. Qui ogni sguardo
esprime un'emozione diversa. Nessuno parla, immobilizzato dal prodigio. L'atmosfera
ricca di tensione è tuttavia allegra e suggestiva; "Sorpresi dalla
pioggia" (1891), dove i personaggi sono schierati in due settori diversi:
i "forestieri" vestiti secondo la moda cittadina da una parte, e ragazzi
di paese dall'altra.
Alcuni quadri del Defregger si trovano presso il Museo Civico di Bolzano. Ricordiamo "La
cucitrice", piccolo olio su tela del 1873, gustosa pittura "di genere" in
cui la pennellata sciolta ed essenziale costruisce piacevolmente la chiara figura
della ragazza inanellata, intenta a cucire un corsetto. Al verismo ottocentesco
appartiene ancora la bella tela del 1913 raffigurante lo splendido gruppo dei "Contadini
di Sarentino". Da queste realizzazioni si stacca gradevolmente il dipinto
dal titolo "Morte dell'alpinista", dove la modernità compositiva è sottolineata
dalle figure che affollano la scena. Piuttosto deludente, invece, è la
tela del 1888, che illustra "La vigilia della battaglia di Berg Isel",
grande quadro celebrativo che ha per protagonista la figura di Andreas Hofer.
Non dissimili i dipinti conservati a Berlino: "Ultimo bacio" (1874)
e il "Ritorno del vincitore" (1876), alquanto artificiosi e superficiali.
Non mancano gli esempi di pittura sacra come una pala con la figura di S.Giuseppe,
dipinta nel 1895.
In tutti i casi il Defregger dimostra notevole abilità tecnica ed è un
peccato che, tutto preso dalla sua vocazione di illustratore, non abbia avuto
la possibilità di rendersi conto del tempo che cambiava e delle nuove
avanguardie artistiche che avanzavano. La sua pittura finì con l'essere
presto sorpassata e, anche se ebbe una forte influenza sugli artisti tirolesi
del tempo, non mancò di dimostrarsi obsoleta e priva di sbocchi. Defregger
muore a Monaco nel 1921, all'età di 86 anni.
Alla schiera dei tanti allievi del Defregger appartiene JOSEF MORODER LUSENBERG,
nato ad Ortisei/St.Ulrich il 27 maggio 1846. Fortemente legato alla tradizione
contadina della Val Gardena/Grödentales, rimase fino alla morte, avvenuta
il 16 febbraio 1939, fedele ai modi estetici del maestro, incapace di rinnovare
la sua arte sotto il segno di una più personale creatività. 1 suoi
dipinti, con scene di vita rurale, sono sciatti e noiosi, segnati da figurazioni
pietrificate e prive di convinzione. Più efficace lo troviamo nei paesaggi.
Qui le vivaci fantasie cromatiche fanno vibrare l'atmosfera dei pascoli, dei
boschi, dei massicci montani saturi di magiche suggestioni. Belli i piccoli oli
dedicati alla sua valle (1900) con le corpose sagome del Sella e del Sassolungo.
Non è raro qualche buon ritratto, come quello di Georg Ganeider (1909),
conservato presso il Museum de Gherdeina.
Ancora molto legato alle correnti classiche del '700 è invece GIUSEPPE
CRAFFONARA (1792-1837) proveniente dalla Val Badia/Gadertal. Ha lasciato affreschi
nel distrutto camposanto di Bolzano e opere anche altrove. Suo è il dipinto
allegorico raffigurante "Ebe", la mitica sposa di Eracle (1830), conservato
presso il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck.
Da Fiè/Vöis proviene ANTON PSENNER (1791-1866) che studia a Vienna.
Dopo un soggiorno a Roma aderirà agli ideali artistici del gruppo dei "Nazareni" che
proprio dalla capitale austriaca aveva iniziato la ribellione all'accademismo
classicista. Ad Aica di Fiè/Völser Aicha, nella rinnovata chiesa
parrocchiale di S.Giovanni Battista dipinge varie scene relative alla vita del
Santo in uno stile ancora contenuto nel classicismo viennese: nella volta a botte,
la "Nascita", la "Predicazione" e la "Decapitazione" (1824);
la pala dell'altare maggiore con il "Battesimo di Cristo"-, la volta
sopra l'altare con la raffigurazione del "Padre Eterno". La pala d'altare
che si conserva nel Museo parrocchiale di Fiè/Völs, raffigurante
S.Nicolò (1840) e quella della vecchia parrocchiale di Gries a Bolzano
(1849), testimoniano invece il passaggio del pittore fra i "Nazareni".
A questi "Nazaren" aderisce anche RUDOLF FRIIEDRICH WASMANN, nato ad
Amburgo nel 1805. Trasferitosi definitivamente a Merano, rinnova il suo repertorio
realizzando rapide composizioni "en plein ai?, cariche di fresca verità.
Le sue opere sono considerate fra le più interessanti interpretazioni
del primo Impressionismo tedesco. Allo stesso pittore appartiene anche il ritratto
dei "Bambini
Putzer" (1840), figli di un mercante altoatesino, molto considerato soprattutto
per l'invidiabile consistenza dei suoi beni. Il tema è trattato in maniera
vivacemente edulcorata, giungendo ad una artificiosità che vede i bimbi
effigiati posti sii di un piano d'irreale inconsistenza. L'artista muore a Merano
nel 1886.
Da Termeno/Tramm, dove era nato il 23 gennaio 1840, proviene l'inquieta figura
di IGNAZ STOLZ senior, padre dei pittori Ignaz junior, Albert e Rudolf. Appassionato
di disegno e pittura, è autore di vari dipinti di carattere romantico
e decorativo, sviluppati con un gusto decisamente accademico e tradizionale.
Figlio eli un medico di Termeno/Tramin, si trasferisce a Bolzano dove apre un
grande laboratorio per le sue molteplici attività: fa l'imbianchino, lo
scenografo e persino il decoratore di bare. Insieme a molti aiutanti e apprendisti,
vuole nella bottega anche i figli che fa lavorare con un rigore da padre-padrone,
riuscendo più che altro a farli allontanare per i suoi modi malevoli ed
irascibili. Morirà a Bolzano il 10 settembre 1907.
Nella seconda metà dell'800 si trasferisce in Alto Adige ALFONS SIBER
di Schwaz (1860-1919), pittore di temi religiosi. Dopo aver studiato a Vienna,
lascia degli affreschi nel Santuario di Pietralba/Weissenstein (1894), non più esistenti.
Ben diverso sarà il temperamento di ALBIN EGGER-LIENZ, anche lui sudtirolese
di adozione. Nato a Stribach, presso Lienz, nel 1868, studia a Monaco, presso
Raupp, Hackl e Lindenschmit. Dopo essersi fermato a Vienna e a Weimar, centro
artistico di rilevanza internazionale, nel 1913 giunge in Alto Adige. Si ferma
in Val Passiria, Val Sarentino e a Santa Giustina, dove dimora fino all'anno
della sua morte, avvenuta nel 1926. Nel 1911 era nato a Monaco il movimento del "Blaue
Reiter", i cui ideatori postulavano il rinnovamento del linguaggio artistico
dell'epoca. Ma è anche il tempo di molti incisivi fermenti che sembrano
sconvolgere il mondo della cultura alla vigilia del primo grande conflitto mondiale.
Malgrado il fragore di questi movimenti culturali, Egger-Lienz non sembra interessato
da nessuna delle correnti dell'epoca e si dedica piuttosto alla realizzazione
di temi con immagini "di genere", ovvero allo studio di soggetti di
carattere storico, seguendo, di preferenza, lo stile pittorico di Franz Defregger
che continua, inossidato, a riscuotere successo fra i committenti locali. Più spigliato è l'Egger-Lienz
della maturità, che oltre ad assumere il ruolo di interprete del mondo
contadino, appare interessato ad una pittura di matrice concettuale, di sapore
marcatamente espressionista.
Presso il Tiroler Landesmuseurn Ferdinandeum di
Innsbruck è conservato il ritratto di Fred, piccolo figlio dell'artista,
eseguito nel 1908. Qui il pittore, che ci ricorda l'elegante impostazione di
certi quadri di Edgar Degas, si rivela un acuto interprete del soggetto, dipinto
con intenso paterno interesse. Anche il dimesso tema della "Stube di contadini",
del 1920, conservato nello stesso museo, è risolto dal pittore con magistrale
senso spaziale e cromatico. La stanza, dipinta con colori caldi e pastosi è rilevata
con un impianto geometrico d'impostazione semplice ma efficace. Ne viene fuori
un'opera dal carattere monumentale, ricca di connotazioni ed esaltata da particolari
saturi di significati simbolici. Anche il dipinto 'T pasto", del 1920, nella
sua drammatica austerità, è una composizione completa e significativa
della produzione dell'Egger maturo. Il pittore è tuttavia capace di esprimersi
anche con toni di notevole dolcezza e di suadente poesia. Ne offre prova in un
dipinto che ho rintracciato a Palermo, presso la Civica Galleria d'Arte Moderna.
Il suo titolo è "Maternità", realizzato ad olio su faesite
(cm 50,5 x 48). Le figure sono sintetiche, essenziali, in un'armonia di luci
ed ombre disegnate con efficacia da una rude lanterna posta in primo piano.
Nativo di Bolzano è invece AL0IS DELUG (25 maggio 1859). Dopo aver frequentato
il liceo-ginnasio della sua città, si reca ad Innsbruck per studiare storia
e filosofia. Certamente Socrate e Platone non debbono averlo entusiasmato a sufficienza
e Delug si riscopre un'altra vocazione. Vuole fare il pittore. E così nell'autunno
1880 lo troviamo a Vienna dove frequenta l'Accademia di Belle Arti. Col suo bravo
diploma in tasca, nel 1886 si reca in Italia dove rimarrà per due anni.
La sua nuova meta è poi Monaco (1888) dove inizia a lavorare e ad esporre
le sue prime opere. Più tardi parteciperà ad esposizioni oltre
che in Germania, in Austria, a Venezia, Londra e Chicago.
La sua pittura è decisamente piacevole, con soggetti studiati "en
plein air", come la tela "Kinder im Garten" (Fanciulli in giardino)
del 1890 o nella splendida composizione "Märzwinde" (Vento di
marzo), carica di una vena di sentita poesia. Molto riuscita in questo lavoro è la
figurina di bimba che trasporta un fagotto di panni. Si è accorta d'essere
osservata da un estraneo e si ferma intimidita a guardare con occhi curiosi che
s'incollano sullo spettatore (collezione privata).
Delug si interesserà anche ai soggetti storici, soprattutto ispirati al
mondo dell'antica Roma ("Cornelia, die Mutter der Gracchen", del 1884,
ovvero "Alarichs Bestuttung im Busento", di qualche anno più tardi).
Non mancano i temi religiosi, fra i quali emerge, per pathos e invenzione scenica,
il memorabile dipinto del 1888 della "Salita al Calvario" ("Die
hl. Frauen am Krcuzweg").
Amico di molti personaggi della società bene del tempo, Delvig ci ha lasciato
una interessante serie di ritratti, come Tigura di ragazza" del 1886/88,
quelli di Fritz e Paula Schorlemer-Alst del 1896/97, del pittore Hans Tichy (1900
circa), dei borgomastri di Vienna (Dr. Karl Lueger, 1904) e di Bolzano (Dr. Jiulius
Perathoner, 1911) e quello della famiglia Markl di Vienna, del 1907. Come ritrattista
lo ritroviamo in America, dove soggiorna dal 1922 al 1924.
Pittore attento al rigore formale, adombra le sue belle tele di un sottile velo
di malinconia. Lo scopriamo negli occhi dei suoi personaggi, nelle scene di vita
quotidiana, nei paesaggi privi di luce solare.
La sua severa impostazione accademica gli ha fatto ignorare i grandi fermenti
artistici che si affacciavano all'alba del nuovo secolo. Aderirà soltanto
alla "Wiener Secession" della quale nel 1897 è fra i membri
fondatori. Le successive avanguardie artistiche del "Der Blau Reiter" di
Kandinskij e Marc, del "Die Brücke" di Kirchner o il Fauvisme" di
Matisse e Vlaminck non lo scalfiscono minimamente. E del resto, forse, lo preferiamo
così, legato all'ultimo romanticismo del tardo Ottocento europeo, saturo
di crepuscolare poesia e di quel vago sentimento che induce alla commozione e
alla malinconia.
i bolzanini hanno scoperto Alois Delug in occasione della bella mostra organizzata
dalla Società del Museo, sodalizio al quale il pittore aderì fin
dal 1886. La rassegna allestita negli antichi locali di Casa Rizzolli in via
Dr.Streiter a Bolzano, ci ha illustrato anche una fervida attività architettonica,
messa in luce da una fitta corrispondenza col borgomastro julius Perathoner.
Così apprendiamo che Delug s'interessa alla costruzione del Museo Civico
di Bolzano, del muro di cinta del Convento dei Cappuccini, della balaustra marmorea
del ponte Talvera inaugurato nel 1900, mentre combatte per la salvaguardia dei
caratteri più tradizionali della sua città. Delug, che era stato
nominato fin dal 1898 professore dell'Accademia di Belle Arti di Vienna, muore
nella capitale austriaca il 16 settembre 1930. Due anni
più tardi sarà ricordato nella Vi biennale d'arte di Bolzano con
l'esposizione del ritratto del Dr. Perathoner.
Dal Veneto provengono due pittori di un certo talento. Uno è AGOSTINO
GAETANO UGOLINI (Verona 1755 1824) già allievo del Cignaroli. Per la parrocchiale
di Salorno/Salurn è notevole la bella pala per l'altare maggiore dipinta
dall'artista veronese con i SS.Andrea e Nicolò che venerano la Madonna.
L'altro pittore è il veneziano COSROE DUSI (1808 - 1859). Dipinse i sipari
dei teatri La Fenice e di S.Sarnuele a Venezia e varie opere nel Tirolo, a Monaco
e a San Pietroburgo. In Alto Adige è autore della pala dell'altare maggiore
della parrocchiale di Curon/Graun, considerata uno dei migliori dipinti che siano
stati realizzati in quegli anni.
Alla corrente dei "Nazareni" si legheranno altri due altoatesini: ANTON
BACHLECHNER di Brunico (1806-1854) e FRANZ HELLWEGER di S.Lorenzo di Sebato/St.Lorenzen
(1812-1880), che godettero di un certo favore. Alla stessa generazione appartiene
il bolzanino LUIS ANREITER (1803-1882), che preferirà impegnarsi nel ritratto,
specializzazione con la quale andrà a lavorare a Vienna.
Nel cosiddetto periodo Biedermeier (a partire dal 1820 circa), la pittura di
paesaggio è fra i temi più richiesti dalle famiglie della buona
borghesia del tempo. Rivedere luoghi conosciuti nelle pareti di casa, e possibilmente
di zone del circondario, sembra fornire una sensazione di tranquillità e
sicurezza, dopo gli incerti tempi del periodo napoleonico.
A questo filone si allaccia JOSEPH KLECHL di Sarentino/Sarnthein (1808 - 1838),
che nella sua breve esistenza ha lasciato pochi dipinti ad olio su vedute della
sua vallata ("Sarentino con Castel Reinegg", Museo Civico di Bolzano,
dall'impostazione miniaturistica, nella lenticolare definizione del paesaggio
e delle figure). Quando l'arciduca Rainer è costretto a trasferirsi a
Bolzano (1848), porta con se una piccola corte che comprende anche il pittore
LUDWIG NEELMEYER di Osnabrück (1814 - 1870). Purtroppo questo artista, a
soli 40 anni, divenne cieco, interrompendo la bella serie di disegni e dipinti
con vedute varie, in parte conservati presso il Museo Civico di Bolzano. La pittura
tirolese di paesaggio sarà alimentata ulteriormente dai fratelli SEELOS,
tutti di Bolzano. il primogenito è IGNAZ, nato il 14 ottobre 1827. Pur
avendo studiato diritto, a partire dal 1850 decide di dedicarsi alla pittura.
Sue sono varie e piacevoli composizioni con vedute rurali e particolari botanici
("Casa di Prissiano/Prissian", "Spighe", "Piante con
anemoni"). L'artista muore a Vienna il 7 luglio 1902.
Il fratello, GOTTFRIED SEELOS, nasce a Bolzano il 9 gennaio 1829. Anche lui studia
diritto, laureandosi a Vienna nel 1851. A partire dal 1850 inizia ad interessarsi
di pittura e due anni dopo partecipa a varie mostre a Vienna, Bolzano, Monaco
e Berlino. Nel 1854 si legherà a Theresia, sorella del suo maestro Selleny.
La sposerà solo dopo 32 anni di convivenza, nel 1886. Fra il 1853 e il
1854 risale il primo soggiorno in Italia col cognato e coi fratelli. Tornerà a
Bolzano nel 1865. Nel frattempo partecipa a varie mostre, soprattutto a Vienna,
dove muore il 13 marzo 1900. E' il più prolifico dei Seelos ed è riconosciuto
come il paesaggista sudtirolese più fecondo e famoso del suo secolo. Fra
le sue opere più note ricordiamo: "Paesaggio lacustre" (acquerello); "Bolzano
visto da S.Maddalena" (acquerello e guazzo del 1862); 'Tonte S.Antonio a
Bolzano" (olio su tela del 1870); "Bolzano da S.Maurizio" (olio
su tela del 1874); "Bei Haslach" (acquerello e guazzo).
GUSTAV SEELOS, il più giovane del gruppo, nasce a Bolzano il 12 settembre
1831. Studia ingegneria al politecnico di Vienna fino al 1852. Dal 1850, sollecitato
dai fratelli, compie i primi tentativi artistici interessandosi soprattutto di
incisioni litografiche. Nel 1864, insieme al fratello Gottfried, pubblica una
serie di piccole litografie con paesaggi del Tirolo. Nel 1888 decide di unirsi
in matrimonio con un'anziana vedova. Dopo di che si trasferisce ad Innsbruck
dove muore il 14 gennaio 1911.
Nell'estate del 1993 il Museumsverein di Bolzano ha curato un'iniziativa lodevole,
facendo conoscere, presso la Rizzolli-Haus di via Dr. Streiter, una serie di
opere realizzate dai fratelli Seelos.
Fra gli altri paesaggisti del tempo, che percorrono le contrade atesine, ricordiamo:
TONY GRUBHOFER di Innsbruck 1855-1935); EDWARD THEODORE COMPTON nato a Londra
intorno al 1849. Nel suo lungo peregrinare, dalla Norvegia all'Africa settentrionale,
si sofferma anche in Alto Adige, attratto dalla bellezza delle Dolomiti. Realizzerà vari
paesaggi, fra i quali: "Le torri del Vaiolet"; "Ascesa nelle Dolomiti
di Sesto" e "Appiano Alta verso Bolzano" (1905), dai colori caldi
e pastosi, conservato presso privati collezionisti; KARL ANRATHER di Magrè/Margreid
(1861-1893), autore di decorazioni pittoriche nella residenza Löwengang
del suo paese. Dello stesso artista il Museo Civico di Bolzano conserva un dipinto
("La maga") dal carattere asciutto e incisivo. Fra gli altri pittori
d'importanza strettamente locale, troviamo:
JOSEF ERLER (Bressanone 1804 - Innsbruck 1844), paesaggista di non eccezionale
valore, a giudicare dai dipinti del Museo Civico di Bolzano, che rivestono solo
interesse documentario ("Veduta di Bolzano col ponte sull'Isarco distrutto
da un incendio nel 1837"; "Veduta dei Piani di Bolzano dal Ponte Loreto",
1840 circa);
GEORG WACHTER (Hall 1809 - Bolzano 1863). A Bolzano si trasferisce nel 1847,
iniziando la sua attività di apprezzato ritrattista. E' autore di un ritratto
maschile e di quello di una donna anziana, piacevoli nella puntigliosa ricerca
del dettaglio (Museo Civico di Bolzano). Non dimentichiamo, dello stesso pittore
il "Ritratto di Regina Red con la figlioletta" (1854), appartenente
ad una collezione privata. Si tratta di un lavoro nel quale il Wachter riesce
ad evocare quel mondo Biedermeier, simbolo di una tranquilla borghesia che trae
sicurezza dai beni materiali di cui ama circondarsi;
HANS RABENSTEINER (Villandro/Villanders 1849 - Monaco 1930), autore di un ritratto
di donna anziana, dipinto molto efficace, in cui emerge una umanità fortemente
toccata dalla vita (Museo Civico di Bolzano).
|