SCULTURA
Continua, inarrestabile, come nel passato, l'opera degli intagliatori
di altari e di manufatti a carattere devozionale. Col progresso,
l'avvento del pantografo e di specifici macchinari che agevolano
la manipolazione del legno, forniscono la possibilità di
realizzare, a dismisura, quei "multipli' che affolleranno
vetrine e bancarelle d'ogni sorta.
Da questo settore di attività si staccano molti scultori
dotati di buona preparazione artistica e che spesso vogliono uscire
dai binari di un mestiere monotono e ripetitivo. L'elenco, anche
se lungo viene qui contenuto a quelle personalità di certo
interesse e il cui nome potrà superare l'azione demolitrice
del tempo.
Scultore di buon livello è certamente HERMANN STEINER nato
a Merano il 30 gennaio 1878. Ultimo discendente di una lunga dinastia
di scultori ed intagliatori, studia dapprima nella sua città,
poi si reca a Parigi ed a Bruxelles. Nel 1903, in rappresentanza
dell'impero austro-ungarico, si reca all'Esposizione Mondiale di
Saint-Louis in America. Dopo questa esperienza il giovane Steiner
pensa di lasciare perdere la tradizione con le ormai vetuste tematiche
alla Defregger. Dopo un approccio con il mondo della "Belle Èpoque",
rimane coinvolto dai temi di ordine sociale. L'America lo mette
a confronto con le realtà della fame, dell'arretratezza,
della miseria. Nasce così, a partire dal 1907, uno dei suoi
lavori più significativi e completi: "La marcia della
libertà". Di dimensioni
michelangiolesche (oltre cinque metri per uno e venti), è un
pannello di forma lenticolare, scolpito ad altorilievo in bruno
legno di pero. Dopo un orizzonte ritmato da evanescenti tracce
di barricate, l'Umanità derelitta si avvia in luna marcia
sotto un silenzio da incubo. Uomini e donne, con un Cristo morente,
ondeggiante fra le teste della moltitudine, insieme a simboli sociali
spezzati e rovesciati, bimbi che si aggrappano al seno di madri
disperate, forse già morte, fanciulle che fuggono in preda
al terrore; e, più in là, gruppi già provati
da ogni sorta di dolore, ma che si avviano fiduciosi verso la ricostruzione.
Centinaia di figure scolpite con paziente bravura, tutte definite
psicologicamente. Così ci appare un mondo che avanza nella
sua marcia disperata, ma piena di fede, la marcia verso la libertà e
una mitica giustizia. Il significato di questo lavoro di enorme
respiro, può sintetizzarsi nell'aspro ed antico dramma fra
le forze conservatrici e quelle innovatrici, nella illustrazione
del fallimento di vetusti emblemi in preda al disordine, della
sorda lotta condotta dalle forze in fermento, promotrici di quella
vita sociale spontanea, su cui si fonda la contrapposizione fra
tradizione e rivoluzione, essenza vivida di ogni realtà umana.
Dopo questa composizione, che verrà completata nel 1920,
una fertile tematica allegorica fornisce allo scultore spunti sempre
più nuovi: "La primavera", lo sconvolgente gruppo
surreale de "La fame", ovvero "L'orgia".
Steiner amava la vita e le sue creature. Le opere che ci ha lasciato
sono piene di questi sentimenti: i ritmi del divenire umano, nella
tragedia e nella gioia nella speranza e nella illusione. Nel legno
di pero o di bosso troviamo rappresentato l'uomo nelle più diverse
età, spesso simboleggiato da mani tormentate o carezzevoli.
E ci sono tanti volti di bambini, di fanciulle, di vecchi, che
sorridono, gemono, urlano dai pannelli, dalle scatole, dai gruppi
a tutto tondo che sembrano evocare addirittura le concitate composizioni
di DONATELLO (Firenze 1386-1466) nella cantoria del duomo fiorentino,
dove "il movimento è libero ed ininterrotto".
La visione è mitica, in un'ebbrezza vitale che sembra celebrare
i trionfi dei misteri del dio Bacco.
ALTRE OPERE DI HERMANN STEINER:
1 - EPIDEMIA (1920-30) - legno di pero - cm 43x33x26 2 - STUDIO
DI TESTA - legno di pero - cm 56x36x24
3 - UGUAGLIANZA - legno di pero - cm 60x22x22
4 - NATIVITA' - bassorilievo in legno di pero- cm 23x32 5 - ADAMO
ED EVA - legno di pero - cm 25x21x12
6 - TRIONFO DI CRISTO (1935) - legno di pero - cm 51x25x12 7 -
TRE PROFETI - bassorilievo in legno di pero - cm 35x25
8 - CRISTO PREDICATORE - bassorilievo in legno di pero - cm 22
x 26 9 - S.CECILIA - bassorilievo in legno di pero cm 25x36
10 - GESU' e L'ADULTERA (1908) - altorilievo in legno di pero -
cm 105 x 78
Il - LA FAME - Scultura a tutto tondo in legno di pero di cm 61x32x26.
Raffigura una donna dall'ampio abito ottocentesco, che sostiene
un bimbo attaccato al seno. Dietro di lei una figura disperata
di uomo in parte già scheletro, che lancia un grido verso
l'alto mentre con una mano piena di sovrumano vigore tiene avvinta
la donna in segno di protezione.
12 - S. FRANCESCO - bassorilievo in legno di pero- cm 21x25 13
- FAMIGLIA DI SATIRI - legno di bosso - cm 20x31x22
14 - SPRING - scultura a tutto tondo in legno di pero, di cm 43x30x23.
Raffigura una moltitudine di puttini, simile ad una nuvola, che
s'invola verso l'alto.
15 - IL TRITTICO - bassorilievo con basamento - legno di pero -
cm 66x113. Presenta forma di ventaglio tripartito, con cornice
sagomata. Poggia SU di un basamento rettangolare di cm 50 x 36.
Al centro della composizione è rappresentata la figura di
Cristo in Croce fra Maria e Giovanni. Il comparto di sinistra raffigura "Gesù nell'orto
degli Ulivi", mentre in quello di destra riporta una condensatissima "Adorazione
dei Pastori". La base poggia sul davanti su puttini a mezzo
busto; nel retro su foglie d'acanto. E' firmata dall'artista in
ciascuna delle tre composizioni.
16 - MANO D'ARTISTA - legno di pero - cm 36x17x18
17 - TESTE DI CONTADINI - bassorilievo in legno di pero di cm 38
x 25 18 - FAMIGLIA DI SATIRI (1926) - legno di pero cm 20x28x23
19 - S.GEROLAMO - bassorilievo in legno di pero - cm 20x16
20 - GIOIA MATERNA - bassorilievo in legno di bosso - cm 17x26
21 - FERTILITÀ - bassorilievo in legno di bosso di cm 26
x 18 con cornice nera. Raffigura una giovane donna nuda, attorno
alla quale si accalcano gioiosi bimbetti riccioluti dalle sembianze
che ricordano le composizioni dei Della Robbia.
22 - IMMACOLATA - bassorilievo in legno di pero - cm 10x20
23 - LA SEDUZIONE - legno di pero - cm 26x12x9
24 - RITRATTO DI ADELE STEINER PERLMUTTER (moglie dello scultore)
- bassorilievo in legno di pero - cm 10x17
25 - AUTORITRATTO - bassorilievo in legno di pero - cm 10x17 26
- ANGELI MUSICI - bassorilievo in bosso - cm 22x17
27 - S.ANTONIO E IL BAMBINO - bassorilievo in legno di bosso e
di forma ovale, con cornice nera - cm 12x16
28 - AMORE MATERNO - bassorilievo in legno di bosso di cm 11x13,
con cornice nera. Raffigura una donna ignuda vista di spalle e
che regge amorevolmente fra le braccia un tenero bimbo. Altri bambini,
più grandicelli, le si accostano gelosi.
- L'ALBERO DELLA VITA - legno di bosso - cm 33x17x21 30 - MASCHERE
- bassorilievo
in bosso - cm 18 x 5
31 - RITRATTO FEMMINILE - bassorilievo in bosso - cin 4x7
32 - L'ORGIA - pannello rettangolare di cm 63 x 42 in bosso scolpito ad altorilievo.
Tema sconvolgente che presenta la figura della Morte in primo piano che suona
con veemenza uno strumento con l'archetto spezzato. Tutt'intorno coppie che ballano
appassionatamente, forse per l'ultima volta nella loro vita.
Da questo universo esclusivamente maschile, ecco emergere finalmente una donna:
MARILA DELAGO, nativa di San Leonardo in Val Passiria/St. Leonhard in Passeier
(1902 - 1979). Dopo aver frequentato la Kunstgewerbeschule di Vienna, è allieva
per quattro anni dello scultore Pawolny e del prof. Hanach. Successivamente si
reca a Monaco dove studia per due anni presso l'Accademia Reale, perfezionandosi
nel disegno con Olaf Gulbransson (Oslo 1873 - Tegernsee 1958). Quest'ultimo,
disegnatore e pittore norvegese, è ricordato come uno dei maggiori grafici
dello Jugendstil. Recatasi poi in Olanda, la Delago viene incaricata di realizzare
dei motivi decorativi per una nuova chiesa a Schiedom. Dopo di ciò ottiene
varie commissioni dall'Austria e dalla Svizzera (Via Crucis di Boswill). Al termine
della seconda guerra mondiale apre un atelier a Boìzano, dove realizza
molte sculture, per lo più a carattere votivo, destinate soprattutto alle
chiese e cappelle dell'Alto Adige. Ha partecipato a varie inostre sia personali
che collettive, come quella del 1978 al Ferdinandeum di Innsbruck dedicata agli
scultori tirolesi del XX secolo. Nel 1963 riceve il premio Walther von der Vogelweide.
Una importante collettiva postuma è quella che si è svolta dal
4
al
28 ottobre 1995 presso Castel Mareccio di Bolzano ("Itinera" - testoBoldAzz
dell'arte locale), organizzata dall'Assessorato Prov. alla Scuola e cultura italiana.
Qui Maria Delago a 16 anni dalla morte, è stata ricordata dalla presenza
di alcuni lavori delicatamente eseguiti in quel suo inconfondibile stile nel
quale è avvertibile l'amore per Donatello, i della Robbia, il Verrocchio,
mitigati dall'essenzialità ovattata di un Piero della Francesca: "Frau
mit Schüssel" (matita su carta); "Frau mit Tuch über den
Händen" (scultura in terracotta) ; "Heilige Chrispinus und Chrispian" (scultura
in bronzo).
Molti sono i maestri degni di essere ricordati. Fra questi merita una particolare
attenzione la figura di LUIS PIAZZA che nasce in Val Gardena, ad Ortisei/St.
Ulrich, nel 1908. I primi insegnamenti li riceve dal padre scultore, che in seguito
lo indirizza alla scuola d'arte della sua cittadina. Divenuto insegnante di scultura,
aderisce al gruppo "Ruscel". Per le sue opere plastiche spesso usa
la bellerofonII, una pietra calcarea nera estratta nella zona. Ma alla scultura
spesso intervalla la passione per le vedute paesaggistiche ad acquerello, le
incisioni xilografiche ed i disegni. Fra le mostre da ricordare, quella di Milano
(Triennale del 1940) e la Sindacale d'Arte di Bolzano (1942). Come la Delago,
anche Piazza è stato ricordato in occasione della Mostra Itinera (Bolzano,
Castel Mareccio, 4-28 ottobre 1995). Le opere presenti hanno evidenziato il carattere
di questo scultore dal temperamento sicuro, che ripropone una plastica asciutta,
vigorosa e appassionata come le sculture di quel certo arcaismo che tanto ha
fatto amare Arturo Martini (1889-1947): "Madonna col Bambino" (scultura
in porfido); 111 quattro Evangelisti" (bassorilievo in porfido); "S.Francesco" (bassorilievo
in porfido). Luis Piazza muore ad Ortisei nel 1977.
Abbiamo visto che nell'arco di circa un decennio la Bolzano degli anni Trenta
venga sconvolta da un'insieme di opere architettoniche volute dal regime fascista
per conferire un'impronta decisamente italiana alla città. Fra i tanti
edifici realizzati, l'ex Casa del Fascio, oggi Uffici Finanziari, può vantare
un'architettura che si pone al di fuori degli stereotipi più diffusi.
Paolo Rossi e Luis Plattner, gli architetti cui fu affidato l'incarico della
progettazione di questo edificio, vennero affiancati, per la parte plastica ed
ornamentale, da uno scultore di Chiusa/Klausen in provincia di Bolzano: HANS
PIFFRADER (1888 - 1950). Fra il 1907 e il 1911 Piffrader studia alla scuola d'arte
di Innsbruck. Dopo la caduta dell'impero austroungarico segue per tre anni i
corsi dell'Accademia di Vienna, inserendosi presto nel clima della Secessione
e dello Jugendstil. A lui si deve la fondazione della lega degli artisti sudtirolesi
(Südtiroler Künstlerbund) della quale diventa presidente. Stabilitosi
a Bolzano, esercita, oltre alla professione di scultore, quella di disegnatore,
con opere che spesso sconfinano nel drammatico e nel macabro, forse indelebile
ricordo della tragedia bellica.
La grande occasione dell'artista è quella, come si diceva, della costruzione
dell'ex Casa del Fascio di Bolzano, terminata nel 1939. Qui il Piffrader è chiamato
a realizzare un grandioso bassorilievo marmoreo che domina l'intero prospetto
della costruzione, come un palcoscenico aperto sulla piazza. L'elemento focale è costituito
dalla figura equestre di Mussolini, gerarchicamente emergente, affiancata dagli
storici motti di "credere, obbedire e combattere" insieme a sigle delle
varie organizzazioni fasciste del tempo. La composizione è articolata
su due registri. Qui, in un clima trionfalistico, attorno al Duce, si affollano
allegoriche figure di militi, contadini, operai, inneggianti i fasti del XX anno
del regime fascista.
Numerose sono le mostre cui partecipa il Piffrader fin dal 1924, molte delle
quali allestite nella stessa città di Bolzano. Qui muore nel 1950.
La vocazione per la scultura è molto sentita in Alto Adige, visto, soprattutto,
il plurisecolare amore soprattutto per il legno intagliato. Dei numerosi artisti
che si segnalano nell'arte plastica in genere emergono, a mio parere, le personalità che
seguono:
TERESA GRUBER - Figlia di un architetto specializzato in arte sacra, nasce ad
Ortisei/St.Ulrich il 4 luglio 1897. Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle
Arti di Bologna, si diploma in scultura (1929), e tre anni più tardi ottiene
l'abilitazione all'insegnamento del disegno. Insegnerà presso il liceo
scientifico prima di Merano e poi di Bolzano.
Fra le prime sculture della Gruber ricordiamo un trittico in marmo per l'altare
di S.Giuseppe nella basilica di S.Francesco a Bologna e la tomba di Albrecht
Waldner a Bressanone (1929). Seguono molti ritratti, specialmente di bambini,
realizzati prima in argilla e poi tradotti in bronzo. Si tratta di lavori in
cui emerge una forte espressività plastica di indubbia matrice neoclassica.
Nei disegni, negli acquerelli e nelle incisioni, il tema preferito è quello
delle case di montagna rilevate con tecnica scientifica, paziente e minuziosa,
in cui traspare tutto l'amore per i luoghi natii. La sua umanità la spinge
nel 1972 a recarsi in Brasile dove insegna alle ragazze l'arte del legno e come
ottenere certi temi cari alla tradizione degli antichi indios. Muore a Bressanone
il 13 gennaio 1978.
FINY MORODER-MARTINER - Nasce l'8 aprile 1916 ad Ortisei/St.Ulrich, dove ha frequentato
la scuola d'arte. Qui inizia a lavorare interessandosi alla scultura lignea ed
alla ceramica. Nel 1960 le viene attribuito il I' premio nel concorso regionale
di scultura; nel 1966 consegue quello del concorso di Innsbruck. Partecipa a
varie esposizioni, fra cui Castel Mareccio a Bolzano e presso la Rathaus-Galerie
di Bressanone.
FRIEDRICH GURSCHLER - Nasce a Madonna di Senales (Bolzano) l'8 febbraio 1923.
Dal 1944 al 1945 è chiamato a prestare servizio presso il reggimento di
polizia di Silandro. Dal 1948 al 1953 frequenta la Scuola d'arte di Ortisei/St.Ulrich
e nei cinque anni successivi quella di Norimberga. Divenuto insegnante di educazione
artistica alla scuola Media di Algundo-Parcines, ha contemporaneamente curato
l'attività di scultore partecipando a varie esposizioni.
GUIDO DAURU' - Nasce a Rocca Pietore (Belluno) il 25 giugno 1926. L'anno successivo
la famiglia Daurù si trasferisce ad Ortisei/StUrich. Qui Guido Daurù frequenta
l'Istituto d'Arte con il prof. Stefano Baschierato, ex allievo di Arturo Martini.
Più tardi l'artista conseguirà l'abilitazione all'insegnamento.
Dopo le esperienze legate alla tradizione locale, con l'uso di legni naturali,
lo scultore inizia a sperimentare materiali diversi, affrontando tematiche che
seppure legate a contesti estremamente concisi, si dispiegano in una filosofia
satura di contenuti. Giunge così a forme che si possono definire di "astrattismo
materico", geneticamente legato, tuttavia, alla realtà del quotidiano.
Numerosissime sono le mostre alle quali partecipa fin dal 1964. Nel 1995 è presente
con cinque opere in legno o bronzo, all'esposizione di "Itinera" organizzata
dalla Provincia Autonoma di Bolzano.
MARTIN DEMETZ - Nasce a S.Cristina in Val Gardena / St.Christina il 26 agosto
1930.
Dal 1948 al 1953 frequenta la Scuola d'Arte di Venezia. Nel 1954 è insegnante
modellatore presso la Scuola d'Arte di Trento, mentre nel 1971 è chiamato
a presiedere quella di Selva Gardena/Wolkenstein. Ha partecipato a numerose mostre
fra le quali: 1956, XXVI Biennale d'Arte di Venezia; 1964, Trento, Galleria "Il
Castello; 1965-1967, Bolzano, Galleria "Goethe"; 1967, Verona, Galleria "Ferrari";
1978, Bolzano, Galleria "Leoonardo"; 1980-1982, Ortisei/St.Ulrich, "Cesa
Mostra d'Ert" e "Cesa di Cungresc"; 1989, S.Martin de Tor, Istituto
ladino; 1995, Bolzano, mostra "Itinera" organizzata dalla Provincia
Autonoma di Bolzano. Qui l'artista ha presentato cinque opere in bronzo realizzate
in vari periodi.
DAVID MORODER - Nasce ad Ortisei/St.Ulrich il 28 gennaio 1931. Allievo del padre,
frequenta poi la locale Scuola d'arte presso la quale ha poi assunto il ruolo
di insegnante. Ha ottenuto vari premi e riconoscimenti, fra i quali: 1960, 2° premio
della Provincia di Bolzano; 1962, 1' premio alle gare estive d'arte di Monaco;
1973, 1' premio nel concorso di Ortisei; 1976-1979, 1' e 2° premio alla Fiera
di Bolzano.
MARTIN RAINER - nasce il 7 aprile 1923 a Madonna di Senales (Bolzano). Allievo
dal 1947 al 1953 della Scuola d'arte di Ortisei/St.Ulrich, si iscrive successivamente
all'Accademia eli Arti figurative di Monaco. A partire dal 1964 si trasferisce
a Bressanone e di seguito partecipa a varie esposizioni a Monaco, Brunico, Bolzano,
Graz.
A quelli che abbiamo indicati occorre accostare un piccolo manipolo di altri
scultori di alto livello professionale e dei quali, purtroppo, in questi ultimi
tempi si parla poco. La mostra di Castel Mareccio ("Itinera") del 1995,
ci ha riproposto questi artisti con le opere che appresso elenchiamo:
HEINRICH BACHER - (1897 - 1972). 1) "Paar auf Motorrad", legno mordenzato;
2) "Fallender", legno mordenzato; 3) "Heuträger" , legno
mordenzato; 4) "Ezra Pound", legno mordenzato; 5) "Taufgang",
1950, legno mordenzato;
FRANZ BACHER - (1903 - 1981). 1) "Hl. Georg", 1929, legno mordenzato;
29 "Flucht Ägypten", 1940/50, legno mordenzato; 3) "Skifahrer",
1950, legno mordenzato,- 4) "Invalide", 1960, legno mordenzato; 5) "Erhängter,
1960/70, legno mordenzato; 6) "Paar", 1970/75, legno mordenzato;
ALOIS BURGER - (1936 - 1983). 1) "Organische Form I", 1973, poliestere-,
2) "Organische Form 111,1977, legno;
RAIMUND MUREDA - (1908 - 1985). 1) "Frau am Fenster", terracotta; 2)
Frühling", 1954, terracotta; 3) "Schauspielerinner im Umkleideraum",
bronzo; 4) "Mythologische Tänzerin", bronzo;
CLAUDIO TREVI - (1928 - 1987) - 1) "Volo", 1970, legno.
Un posto tutto suo è occupato da GIULIO MARIOTTI (Rovereto, 1923), bolzanino
d'adozione. Dopo tante esperienze sull'uso di materiali eterogenei, dal ferro
al bronzo, con temi sempre più articolati, oggi si trova a prediligere
la monumentalita, con soluzioni voliimetriche non prive di morbido plasticismo.
Fra le sue ultime opere ricordo: "La lettera", 'T Mondo" e "Girotondo",
tutte in tecnica mista e di ragguardevoli dimensioni (Itinera 1995).
Per concludere non vogliamo dimenticare quel singolare monumento ripescato di
recente (1994), che ANDRÄ KOMPATSCHER dedica alla cattura di Laurino. Il
miti o re nano delle Dolomiti, che forma tutt'un corpo coi suo antagonista (1907), è aIlogato
di fronte al Palazzo della Provincia a Bolzano. Sarà questo I' ultimo
corpoo saggio di uno stile un pò monotono destinato presto ad essere sorpassato.
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