La capanna di Seelaus

Il
Joch era un uomo buono ma particolarmente sfortunato che
viveva in una piccola casetta sull’Alpe di Siusi
e nonostante tutti gli sforzi, a stento riusciva a mettere
qualcosa sotto i denti perché la mala sorte lo perseguitava.
Una sera, mentre se ne stava mogio mogio nella sua
capanna a rimuginare le sventure, l’uscio si spalancò improvvisamente
e apparve un forestiero dal vestito verde muschio con
ampio mantello sulle spalle
e un cappello piumato in capo.
Joch sgranò gli occhi per l’inaspettata sorpresa poi, ancora
titubante, lo invitò cortesemente ad entrare ed a accomodarsi
presso il caminetto. “Entrate, entrate pure a scaldarvi vicino
al fuoco. Questa purtroppo è l’unica cosa che posso offrirvi
perché, come vedete, la mia dispensa è vuota al pari del
mio stomaco”.
Con un sorriso lo straniero accennò un segno di ringraziamento,
poi levò la sacca che aveva sulle spalle e ne cavò, ponendole
sul tavolo, prelibate cibarie e un paio di bottiglie di buon vino.
“ Mamma mia che bontà!” esclamò il contadino con gli
occhi luccicanti dalla meraviglia e in un battibaleno prese piatti, posate, bicchieri
e apparecchiò la tavola.
I due si misero così bonariamente a mangiare e bere chiacchierando
sulla malasorte che avversava il povero Joch; “se è solo
questo il tuo problema” rispose a un certo punto l’ospite “sarò ben
lieto di alleviare le tue pene.” e nel mentre tirò fuori
dalla tasca una borsellino con dentro cento ducati nuovi di zecca.
“ Mio Dio!” esclamò stupefatto il contadino che mai in vita
sua aveva visto tanto denaro messo assieme. Ma a quelle parole «Mio Dio» lo
sconosciuto sobbalzò dalla sedia con un urlo terrificante e sulla fronte
gli spuntarono due corna da diavolo.
Che frastuono!
Il contadino rimase lì sbigottito, a bocca aperta, senza neanche
accorgersi che nel frattempo il diavolo gli aveva messo una penna in
mano e lo costringeva a firmare una pergamena.
“ Bene!” pronunciò solenne il satanasso “Questo è il
contratto. Se entro dieci anni non mi restituirai i cento ducati la tua anima
diverrà mia!”
I dieci anni passarono velocemente da quell’infame notte e Joch
era disperato perché aveva speso tutti i soldi del maligno per
abbellire la capanna ed acquistare del bestiame.
Pensa e ripensa... ma niente, la sua anima era proprio condannata.
E così se ne stava seduto lì su un tronco nel bosco a spremersi
le meningi, quando vide un nanetto intento a rubargli la scure. “Ah
farabutto” saltò su il contadino avvinghiandolo per la cinta
dei pantaloni.
“ Scusa, volevo usarla solo per un pochino” mugugnò lo gnomo “e
poi mica ti ho preso l’anima...”
Alla parola «anima» il povero Joch scoppiò in pianto
mettendosi a bofonchiare sulla triste disavventura che gli era capitata
col diavolo.
“ Su, su non preoccuparti,” lo confortò il nano “ti
aiuterò io ben volentieri. In cambio però devi donarmi la tua scure”.
Il contadino non se lo fece dire due volte e con grande foga lo prese
sottobraccio precipitandosi di corsa a casa. Colà lo gnomo raccolse
un pezzo di carbone dal focolare e salito su una sedia fin sullo stipite
della porta vi scrisse la parola «Sell aus» (senz’anima): “vedi,
il diavolo che ha la memoria corta per il gran daffare, usa metter questa
scritta sulla porta del dannato a cui toglie l’anima, in modo da
non sbagliarsi. Così, quando arriverà stasera, penserà di
essere già passato e ti lascerà in pace”.
Fidarsi sì, ma quando c’è di mezzo l’anima
non si può mica scherzare tanto, e a tal pensiero il Joch se ne
stava tutto rintanato ad aspettare con i denti che gli battevano forte
dalla paura.
Ma giunta la mezzanotte ecco soppraggiungere il diavolo che reclamava
il suo denaro:
“ Dieci anni son passati
sonanti ducati ti prestai
se ridarmeli non potrai
l’anima tua più non avrai”.
“ Smemorato di un diavolo” rispose prontamente il nano “Giusto
ieri la mia anima ti pappasti. Ora cosa pretendi ancora?”.
A tali parole il maligno rimase alquanto confuso. Poi, vedendo la scritta «Seel
aus» (senz’anima) sulla porta, dovette farsene una ragione
e sparì via borbottando.
Il mattino seguente tutti i paesani poterono leggere per bene
quelle parole ed ancora oggi il rifugio, che si trova sull’Alpe
di Siusi, ha nome Seelaus. |