Conoscete Macondo, la località di “Cent’anni di solitudine”di
Marquez, in cui piove per cinque anni consecutivi? Bene, durante l’autunno
l’Alto Adige sembrava essersi trasformato in una Macondo delle
Alpi, in cui non smetteva mai di piovere e l’acqua non diede tregua
per quasi tre settimane consecutive. Convinti che il bene dei nostri
figli dipenda in larga misura anche da come passano il loro tempo libero,
favorendo attività all’aria aperta piuttosto che lunghi
pomeriggi tappati in casa davanti alla playstation, non sapevamo più cosa
fare. Finché, navigando in Internet mentre fuori pioveva a dirotto,
ci imbattemmo nelle miniere di Villandro. Ecco la soluzione! Prendi la
macchina e percorri un breve tratto di Val d’Isarco avvolta dalle
nebbie regalate dalla pioggia e sali verso il paese di Villandro. Il
bello è che con questo tempo basta questa breve tratta per scoprire
che dai 900 metri del paese la pioggia e le nuvole hanno tutto un altro
colore, un’altra luce.
L’ufficio del turismo di Villandro propone
periodicamente visite guidate a queste miniere che un tempo furono tra
le più fertili e generose dell’intero Tirolo.
Complessivamente esistono 16 cunicoli per uno sviluppo di 16,5 Km. Visitabile è oggi
la galleria di S. Elisabetta, lunga 1670m il cui imbocco è posto
ad una altitudine di 1.292m. Cosa c’è di meglio di percorrere
un escursione in natura che nonostante la pioggia rimane all’asciutto?
L’imbocco delle gallerie si può raggiungere praticamente
anche in macchina raggiungendo il parcheggio situato a ca. 1.300m, ma
appena usciti dall’azienda turistica ti accorgi che le nuvole sono
più chiare e che ha smesso di piovere. Terrà? Il contadino
davanti al fienile non ha dubbi “non pioverà fino a sera!” Quindi
si decide di unire i cristalli e le stelle delle gemme sotterranee alla
freschezza dei boschi puliti dalla pioggia. Una camminata stupenda che
ha acceso anche l’entusiasmo dei bambini: il castello di Gravaccio,
le foreste ricche di selvaggina, la cappella di S. Anna e l’attesa
di trovare le misteriose miniere. Alla fine della visita guidata è consentito
raccogliere minerali e gemme nel detrito di scarto.
Cenni storici:
La miniera d'argento di Villandro, nominata per la prima volta nel 1140,
venne donata dal imperatore Federico Barbarossa al monastero di Novacella.
La montagna di Villandro è tutta scavata. Su 750 m di dislivello
conta ben 16 gallerie per un totale di 16,5 km, di cui due terzi sono
scavati a mano e un terzo con l’impiego di esplosivi. Fino al 1943
venne estratto soprattutto piombo (galena), rame, pirite e solfuro di
ferro, blenda e argento. La miniera ha avuto la sua più grande
importanza nella prima metà del XVI secolo con un alto numero
di lavoratori. Dalla seconda metà del XVI secolo il giacimento
di minerali andò lentamente in esaurimento. Nonostante le difficoltà,
l’estrazione dei minerali venne continuata nei secoli seguenti
con una breve ripresa tra il 1893 e 1908, quando l’attività mineraria
venne dismessa e ripresa brevemente nel 1943 durante la Seconda Guerra
Mondiale. La Galleria Elisabeth, lunga 1670 m e situata a 1292 m di altitudine,
alla fine degli anni 1990 è stata restaurata e dal 2005 aperta
al pubblico. La galleria dà un’immagine dei metodi tradizionali
dell’estrazione, del rendimento produttivo e della lavorazione
dei minerali, nonché delle condizioni di lavoro dei minatori,
la cui speranza di vita non superava i 35 o 40 anni.
Come arrivare alla miniera:
Arrivati a Villandro in Val Isarco seguite la strada verso la malga di
Villandro, dopo ca. 7 chilometri al tornante "Zilderer" svoltate
a destra (grande tabellone). Poi dopo 500 metri troverete un parcheggio,
lasciate li la macchina. Da li a piedi ci sono circa 300m. fino alla
miniera.