Da Sant' Agata a Nova Ponente
Abbandono e solitudine

Quanto e frequentata la famosa S. Elena così dimenticata
si presenta la gotica chiesetta di S. Agata, costruita su di una
rupe a picco sull’Ebenbach, immersa completamente nell’oscurità di
una fitta foresta ma che non manca di suggestione. Il giro ameno
e panoramico che ci conduce sulla soglia della Val d’Ega/Eggental
può essere combinato con il precedente, visto la brevità del
tragitto. L’edificio sacro, nonostante lo stato di abbandono
in cui versa, deturpato dai vandali che hanno decapitato una bella
scultura in arenaria collocata sul profilo del portale a sesto
acuto, racchiude delle sorprese. Sempre sul portale notiamo un
tralcio di vite che nasce dalla mano di una persona. Simbolo di
appartenenza alla comunità cristiana, la vite è una
raffigurazione ricorrente nell’iconografia pre-rinascimentale.
Cirillo di Gerusalemme scrisse che “con il battesimo l’uomo
diventa parte della vite santa; chi resta nella fede, crescerà come
un tralcio che porta frutto”. Ma le sue origini sono ben
più antiche. Già i Sumeri dipingevano una foglia
di vite per significare la “vita” e per la religione
Mandea, che sopravvive tuttora in certe parti dell’Iran,
la vite è una similitudine del padre di ogni vita, l’albero
cosmico. Gli stessi pittori buddisti circondano la figura di Budda
di tralci di vite. Così la vita trova nuovo vigore sulle
lesene del portale dimenticato, sconfiggendo la morte e l’abbandono.
Cartina
Kompass 630
Itinerario: all’entrata
del paese di Nova Ponente/Deutschnofen una tabella indicante “St.
Agatha” ci aiuta a seguire la direzione giusta: prima per
strada bianca fino al maso Oberkopfl. A sinistra per il bosco e
quindi al rialzo boscoso.
Rientro: dal rialzo si scende
a sinistra fino ad incontrare una strada bianca. Si svolta a destra
ritornando al maso sopracitato e nuovamente al paese.
Tempi: due ore.
Testi e foto: Fiorenzo Degasperi
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