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La "Via dell'Ambra"
o la "Via Imperiale"

Cartina
Kompass 358
Ripercorrere una delle vie che hanno fatto la storia
d'Europa può evocare
ricordi scolastici, suscitare emozioni dimenticate o più semplicemente
affascinare. Là dove una volta passavano imperatori, commercianti,
guerrieri, uomini di cultura, crociati e poeti, oggi si viaggia velocemente
e spesso in modo distratto.
Ma quell'ora di viaggio (in treno o in auto) che ai nostri giorni serve
per risalire la valle dell'Isarco da Bolzano al valico del Brennero -
separazione geografica nel cuore delle Alpi tra il nord e il sud - merita
comunque una maggiore attenzione.
La Val dell'Isarco, da sempre, è corridoio che ha collegato il
Baltico con l'Adriatico, la Mitteleuropa con la Padania e ripercorrerla
oggi è un'affascinante viaggio nella storia.
Una delle prime testimonianze di quella che ai tempi preistorici era
nota come la "Via dell'ambra", nel Medioevo conosciuta come
la "Via Imperiale" prima e "Via Kuntner" poi (dal
nome di un commerciante bolzanino che nel 1300 la rese carrozzabile)
la si può incontrare a pochi chilometri dal capoluogo altoatesino.
A Campodazzo un'antica locanda dall'imponente facciata sulla quale campeggia
l'immancabile e tipica insegna in ferro battuto (il Gasthof Post che
vanta una storia quasi millenaria) testimonia proprio come la via fosse
da sempre scandita, a intervalli regolari, dagli ostelli del cambio dei
cavalli. Ponte Gardena è dominata dalla possente mole di Castel
Forte - Trostburg - visitabile - dove visse il poeta e cavaliere errante
Oswald von Wolkenstein.
Degna di nota la Sala dei Cavalieri. Chiusa, sovrastata dal convento
fortificato di Sabiona, vista da sud (ovviamente tolti dal panorama attuale
i tralicci, le costruzioni recenti e le strade asfaltate) è ancora
uguale a quella splendida cittadella incisa da Matthaus Merian. Una visita
merita il cosidetto tesoro di Loreto custodito nel Convento dei Capuccini
in cui sono i pezzi donati dalla Regina Maria Anna di Spagna al suo confessore
Padre Gabriel Pontifeser nativo di Chiusa.
Due brevi deviazioni meritano di esser compiute.
Una a Gudon dove c'è un piccolo e curato museo etnografico e l'altra
a Velturno dove c'è il rinascimentale castello che fu residenza
estiva dei Principi Vescovi di Bressanone. Bellissima la "Sala Principesca''
con straordinari intarsi lignei e una stupenda stufa in maiolica. E poi
Bressanone. Da non perdere una passeggiata tra le viuzze ed i portici
del centro storico, uno sguardo al Duomo, alla Parrocchiale ed al Chiostro
interamente affrescato, una visita - sia pur rapida - al Museo Diocesano
ospitato nel Palazzo Vescovile. Di particolare e singolare interesse è il
Museo dei Presepi ospitato al pianoterra.
Da vedere nella non lontana Novacella oltre alla chiesa con i suoi luminosi
affreschi barocchi, la splendida biblioteca.
Poco oltre Fortezza, la Sachsenklemme, la goladove nell'agosto del 1809
gli Schützen di Andreas Hofer, I'eroe tirolese, scrissero una delle
pagine più importanti di quella che fu la guerra di liberazione
contro le truppe franco-bavaresi, facendo rotolare a valle massi e tronchi
d'albero. Una piccoia stele ricorda quella pagina di storia minore per
l'equilibrio europeo ma importantissima per le vicende di queste vallate.
Prima di arrivare alla piana di Vipiteno sulla destra della valle svetta
l'aguzzo campanile del Santuario di Maria Trens che dal1498 è ancor
oggi uno dei più frequentati.
Vipiteno è preannunciata da due bei castelli che sorgono sui due
opposti speroni rocciosi che dominano la piana: a destra Castel Pietra
- Sprechenstein - a sinistra Castel Tasso - Burg Reifenstein - che merita
una visita in quanto uno dei meglio conservati dell'Alto Adige.
D'obbligo a Vipiteno la visita al piccolo Museo Multscher dove sono conservate
le pale d'altare opera di Hans Multscher maestro di Ulm.
Da vedere è anche il Museo delle Miniere ospitato nel palazzo
Jöchelsthurn che testimonia come Vipiteno e l'Alta Val d'Isarco
fossero, già nel XIV secolo, uno dei più importanti centri
minerari d'Europa.
Per curiosità l'ultima miniera d'argento, quella di Monteneve
nell'alta Val Ridanna a quota 2700 metri, è stata chiusa solo
pochi anni fa. Quassù di grande interesse la visita alle gallerie
dove sono presentati i sistemi estrattivi usati nei secoli.
Informazioni
e indirizzi utili di Chiusa
Testi:
Piero Marangoni
Alto Adige News Informavacanze
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Euro 49,00 |
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