![]() |
![]() |
![]() |
|
|
Val d'Ultimo - Beati gli ultimi...
Immaginate per un momento di esser foglia che viene portata dal vento
sulla superficie d'un torrente, di scendere come un passeggero ignoto
giù nel fiume, dal Passo Resia verso Chiusa di Salorno. Vediamo
le valli del corso superiore dell'Adige e a destra quella più importante,
quasi dimenticata, o mai conosciuta: la Ultental o Valle d'Ultimo. Nei
pressi di Lana il suo imbocco è nascosto a chi passa, ma l'attento
osservatore scorge il Falschauer Bach o Torrente Valsura scavare Gaulschlucht,
la Gola del Ronzino. Le sue acque sgorgano dai ghiacci di Weissbrunner,
fra i più orientali dell'Ortles, scorrono in una valle ricca di
boschi e pascoli che renderebbero pacifica l'anima più crudele
di questo pianeta. In principio era palude Anche se la valle fu abitata già in tempi preistorici, come recenti
scavi (St. Walburg, Kirchbichl) dimostrano, insediamenti d'una certa
entità appaiono quassù solo nel Medioevo. Ma la storia
scritta inizia solo attorno al Mille. Per la prima volta ecco che, nel
1082, compare il nome Ulten: il Conte Berthold Von Leunan e Braunsberg
cede la parrocchiale d'Ultimo (cioè di St. Pankraz) al Convento
di Weingarten, dove ancora oggi dimora l'interessante "papiro".
Secondo lo storico Rungg ed altri, Ultun è legato a radici indogermaniche
con riferimento al terreno umido e paludoso. D'altronde nei secoli passati
dove ora sorgono Weissbrunner See (il Lago di Fontanabianca) e lo Zoggler
Stausee (il Lago di Zoccolo) potevano esserci torbiere e acquitrini,
o perlomeno terreni umidi. La Corte d'Ultun compare negli scritti attorno
al 1140 con i Conti d'Appiano. E nel 1253 passò al Conte del Tirolo.
Proprio i Conti Meinhard I e II vollero nominare un giudice che amministrasse
la valle, che fu divisa in 12 "Werche", dei nuclei abitati
ben circoscritti. Nel 1320 il Conte Re Enrico consegnò i poteri
della Corte d'Ultun al fratellastro dandogli il titolo di "Heinrich
von Eschenloch". Nell'anno in cui l'Europa di Cristoforo Colombo
mise piede ufficialmente nelle Americhe l'imperatore Massimiliano d'Austria
diede giurisdizione della valle ai Conti Trapp i cui discendenti hanno
ancora il Castello di Ultimo o di Eschenlohe, purtroppo non visitabile. Passaggi eccellenti Questa valle, per piccina che sia e senza trovarsi su un'asse di comunicazione
importante, ha conosciuto passaggi d'un certo interesse. Nei tempi andati,
infatti, con ben nove bagni fioriva qui il turismo termale, oggi scomparso.
Lo scrittore Steub Ludwig ci parla dei bagni termali di Mitterbad come
dei più famosi di tutto il Tirolo. Li sperimentarono la Regina
Elisabetta d'Austria e Otto von Bismark nonché scrittori di calibro
come Thomas ed Heinrich Mann o Franz Kafka, pittori, poeti e artisti.
Alla pensione Eggwirt, luogo di ristoro in un maso del Trecento, giunse
persino l'Arciduca Ferdinando d'Asburgo. E Mr. Dunhill, il re della pipa
e del tabacco, amava così tanto questo luogo che si fece costruire
un bagno apposta! La civiltà del maso Uno dei motivi per cui nella valle non si è sviluppato quel turismo
che nelle ultime generazioni ha sconvolto il paesaggio italiano, è legato
alla mentalità con cui la gente d'Ulten vive e coltiva la propria
terra nel più rigoroso rispetto delle tradizioni. I masi sono
dimore abitate tutto l'anno, indipendenti in tutti i sensi. I più alti
sono a 1700-1800 m, isolati nella loro proprietà. Qui ce ne sono
più di mille e a differenza del resto della regione sono tutti
abitati e vissuti, e la gente torna sempre più a fare questo tipo
di vita nonostante le fluttuazioni passate che hanno rapito un po' i
lavoratori locali. Trisnonni delle Alpi Sono larici millenari, altrove tagliati già molti secoli fa ma in Val d'Ultimo rimasti per esser visti e accarezzati. Secondo gli esperti hanno 1950-2050 anni e sono i trisnonni delle piante alpine, giunti fino a noi come per magia. Il maggiore di questi ha una circonferenza a petto d'uomo esorbitante, sei-sette persone per mano riescono a stento ad abbracciarlo. Gli altri non sono da meno: in uno ci si può sedere dentro al tronco, cavo da cima a fondo. Appollaiati come un gufo nel suo nido si può vedere da dentro il cielo! Larici così nelle Alpi ce ne sono pochi. |
|
|||||||||