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OSCAR WIEDENHOFER - Nato a Bolzano nel 1889, studia presso l'Accademia arti figurative di Monaco. Dopo avere intrapreso viaggi d'istruzione a Londra, Vienna ed in Germania, si ferma a Monaco dove apre un proprio atelier. Partecipa a varie esposizioni a Bolzano, Monaco, Dresda, Lipsia, Berlino, Colonia e Londra. Ottimo ritrattista, sia pure d'impronta marcatamente accademica, perde tuttavia vivacità quando tenta di rinnovare il suo stile. Lo preferiamo nelle sue più genuine "performance" ottocentesche, ove i personaggi s'impongono per la loro piacevole resa introspettiva. Nelle opere più tarde, spesso definite a pastello, l'artista si appassiona alla descrizione del mondo contadino, con numerose opere dedicate a momenti festosi della vita agreste.

ULDERICO GIOVACCHINI - Nasce a Firenze il I' gennaio 1890. Nel 1908 s'iscrive all'Accademia di Belle Arti della sua città. Qui studia sotto la guida di Pompeo Massani (Firenze 1850 - 1920), che fu ottimo paesaggista e ritrattista. Successivamente Giovacchini segue i corsi della Scuola Libera di Nudo. i suoi primi lavori sono realizzati con la suggestione dei Macchiaioli toscani. Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Raffaello Sernesi, Vito d'Ancona, Adriano Cecioni erano pittori troppo radicati nella tradizione toscana, con le loro
ricerche della Torma nel colore". Tuttavia Giovacchini cercherà di distaccarsene per raggiungere una propria identità, guardando, soprattutto, ai movimenti artistici più moderni. A partire dal 1920 partecipa a numerose esposizioni: Monaco, Padova, Torino, Firenze, Genova, Lipsia.

in quello stesso anno si stabilisce a Bolzano. Qui non gli è difficile invaghirsi del paesaggio dolomitico che poco per volta gli farà smorzare i festosi colori mediterranei. Ora la sua pittura risente la poesia del "Rosengarten", visto sotto tutte le luci, delle vallate dove il tempo non esiste, dei forti contadini al lavoro. La sua tavolozza così diventa più cerebrale, con contrapposizioni tonali, con modulati chiaroscuri, con ovattate evanescenze. In alcune sue composizioni, come "Nuovi soci" (Palazzo del Governo a Bolzano), le figure si stagliano nitide, pari a blocchi torniti di luce, sulla densa corposità dello sfondo.

Oltre ai festosi paesaggi, alle seducenti nature morte in cui i colori sembrano esplodere con rutilante gioiosità, il pittore ha trattato i temi del nudo e dei ritratti. Belle le testine dei figli del pittore Giorgio Grai eseguite con palese estemporaneità. Splendido anche il ritratto della propria madre (olio su tela del 1936) esposto nel Museo Civico di Bolzano, eseguito con compassato accademico rigore. Altre sue opere si trovano presso varie collezioni pubbliche e private. Un bellissimo dipinto "Rocce e mare a Capri" è conservato presso la Galleria d'arte moderna di Palermo. Quel quadro rappresenta il mio primo incontro con l'arte del Giovacchini. Era il 1960. Dovevo scrivere un articolo per il Giornale di Sicilia di Palermo in occasione del 'Cinquantesimo anniversario della fondazione della Galleria" e fra i tanti quadri da me richiamati, nello scritto figurava appunto il lavoro del Giovacchini. Ero stato colpito da quel suo magico senso del colore, che riconoscevo arioso e solare. 58)

Ulderico Giovacchini ha partecipato a varie mostre personali: a Bolzano, alla Galleria Micheli di Milano, a Monaco ed a Lipsia. Postumo sarà pure presente alla mostra "Itinera" di Castel Mareccio a Bolzano (1995), con ben otto opere ad olio su tela: "Calle" 1936); "Dalie" (1940); "Paesaggio invernale" (1945); "Marina scoglio" 1960); "Autoritratto" 1960); "Rosengarten" (1963); "Sciliar" (1965); "Marina al tramonto" (1965).
Morirà a Firenze, proprio in quel 1965.

ALOIS KUPERION - Nato a Tarsch, in Val Venosta/Vinschgau, nel 1891, è noto come il "Bettelmaler", il pittore mendicante, morto in assoluta povertà nel 1966. Artista istintuale, aveva imparato ad amare la natura, con quei monti, quelle vallate, quei ruscelli, venendo a contatto quotidianamente con essa nel suo pesante lavoro di servo agricolo. Aveva scoperto l'arte moderna soltanto dopo la guerra, intorno al 1945, visitando una esposizione ad Innsbruck, dove erano presenti dipinti di Manet, Matisse, Picasso. Forse fu quella la sua "via di Damasco" che gli cambiò la vita. Inizia a dipingere quello che vede, con occhi puri, e approderà alla sua prima esposizione di Merano, nel 1961. Da allora diventa "il pittore mendicante".

In occasione del 250 anno della morte è stato ricordato dal giornale "Alto Adige" (s.b.), che così rievoca la figura dell'artista: "E' stata scoperta ieri mattina una lapide in memoria del pittore venostano, collocata proprio sulla parete esterna della cappella del cimitero. Un piccolo ma significativo angolo di muro dove diventa coscienza il ricordo di un ometto curvo e ridanciano, nascosto dietro un curiosissimo paio di occhiali; di un enigmatico ed imprevedibile "Kunstmaler", che ha trascorso un'esistenza nel silenzio di fredde soffitte trasformate sommariamente in atelier oppure più spesso nelle chiassose osterie del centro alla ricerca di qualche acquirente che accettasse un acquerello in cambio di un piatto di minestra e di un bicchiere di vino".

CHRISTIAN HESS - Bolzanino di nascita (1895), è studente a Monaco dal 1919 al 1924. Successivamente intraprende numerosi viaggi in Sicilia, dove la sua tavolozza cattura la magia delle luci mediterranee. Muore a Schwaz nel 1944, a seguito di una incursione aerea.

Fra le mostre che gli sono state dedicate ricordiamo quella del 1974 a Palermo e del 1976 ad innsbruck. Bolzano lo ha voluto onorare dedicandogli una targa murata in via Portici.

HUBERT MUMELTER - Nato anche lui a Bolzano (1896-1981), è ottimo acquerellista, oltre che stimato poeta. La sua arte si manifesta soprattutto nelle visioni paesaggistiche d'impronta impressionista, con varietà di colori e di luci cariche di schietta gioiosità. Numerosi piccoli quadri sono dedicati al Lago di Garda, alla riviera ligure, a Corvara ed ai dintorni di Bolzano.

GIORGIO GRAI (KRAINZ) - Bello, elegante, sicuro di sè, fu fra i protagonisti della Bolzano bene nel periodo a cavallo dell'ultima guerra. Triestino di nascita (25 dic. 1896), aveva un carattere inquieto e avventuroso, cosa che gli faceva giocare l'incomodo ruolo di girovago, senza una precisa volontà di radicarsi definitivamente in un qualsiasi posto. Ne è testimonianza la sua vita errabonda, che lo vede studente presso l'Accademia di Belle Arti di Monaco, ma poi anche di quelle di Atene, Venezia, Bologna e Firenze. Sarà così pittore, scultore, marinaio e, infine, albergatore.

La sua prima mostra sarà allestita ad Atene (1919). A questa faranno seguito non meno di una cinquantina di esposizioni a Verona, Venezia, Roma, Bologna, Firenze, Torino, Bruxelles. A Bolzano si trasferisce nel 1926. Andrà via nel 1949 quando decide di aprire una galleria a Firenze. 1 suoi nudi ad olio ricordano certi quadri di Otto Müller, con donne formose, assorte in una struggente malinconia, frantumata qui e là da un colore acceso. Gradevoli i suoi paesaggi, soprattutto le "marine". Ne ricordo alcune, con spiagge ventose, sature di un acre odore di salsedine, un senso di arcana attesa, di qualche vela bianca. L'essenza cromatica della realtà è uno stimolo per giungere a segni marcati, tipici dell'" "espressionismo tedesco" che non manca, il più delle volte, di cedere spazio anche ad una inquietante vena surreale. LI esecuzione dei dipinti dell'ex marinaio è sempre molto accurata, gremita di pennellate succose e vibranti. Lo delinea efficacemente, in tal senso, il critico Mario De Micheli, là dove definisce quella di Grai, come "una pittura di sensazione, cbe mantiene l'iniziale radice naturalistica ancbe se ne spezza l'immobilità in una eccitazione di colori e di modi".

Ormai quasi ottantenne, Giorgio Grai tornerà a Bolzano, giusto il tempo per morirvi, nel dicembre 1975.

LEO SEBASTIAN HUMER - Nativo di Bressanone (1896), frequenta l'Accademia di Belle Arti di Monaco ed è allievo di Hobermann e Groeber. Nel 1932 viene chiamato a dipingere pitture murali a Bregenz-Vorkloster in uno stile monumentale che denota un forte senso realistico. L'anno successivo è nominato insegnante presso l'Accademia d'arte di Düsseldorf. Ritrattista dal disegno essenziale, si impone per il nitore delle sue tempere e dei suoi lavori d'arte grafica. Muore a Bregenz nel 1965.

FRANZ LENHAHRT - Nasce a Bad Haringg, nel Tirolo del Nord, il 7 gennaio 1898. Ci occuperemo diffusamente di lui nel settore che gli fu più congeniale: quello dei "cartellonisti"

UGO CLAUS - Insegnante di disegno presso le scuole medie, nasce a Trento il I' novembre 1899. Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Venezia, si trasferisce a Merano. Impara da solo la tecnica della xilografia, imponendosi in questo campo con perizia e bravura e collaborando con vari editori. Pittore dal tratto delicato, fin dal 1930 partecipa a numerose mostre sia nazionali che estere, conseguendo anche dei premi (Nancy, Mostra Internazionale della Grafica, 1947; Vienna, Mostra dei grafici trentini, 1954; Parigi, Mostra al "Salon d'Hiver, 1954). Sue opere sono esposte presso il Museo e la Sovraintendenza Belle Arti di Trento, presso la Raccolta Stampe del Ministero Pubblica Istruzione, al Museo del Libro di Bruxelles, al Museo sulla xilografia italiana di Carpi.

JOHANNES TROYER - Proveniente da Sarentino/Sarnthein, dove è nato nel 1902, studia a Monaco ed a Vienna. Si reca dopo ad Innsbruck e successivamente nel Liechtenstein. Qui gli viene commissionata la realizzazione di alcuni affreschi e bozzetti per francobolli. Intorno al 1947 inizia la sua attività di cartellonista. In quell'anno, infatti, vince in Svizzera il primo premio per la realizzazione di un manifesto. Due anni più tardi si reca negli Stati Uniti, dove esercita la professione di designer fino al 1962. Tornato ad Innsbruck continua a creare bozzetti per francobolli, per pitture su vetro, matrici per litografie. illustra così numerosi libri di fiabe ma non manca di interessarsi al manifesto pubblicitario trattato con mano sicura e con gusto ampiamente collaudato. Muore ad Innsbruck nel 1969.

HANS PRÜNSTER - Meranese di nascita (1907), dopo aver frequentato la scuola artigianale d'arte di Monaco, si iscrive all'Accademia di belle arti della stessa città, dove avrà per insegnante il prof. Klemmer. Sono questi gli anni '30, quando a Monaco paiono ormai un flebile ricordo i fermenti delle avanguardie artistiche del primo Novecento, che avevano fatto capo a pittori come Kandinskij e Franz Marc. Ora stili, correnti e tendenze di varia scuola si incrociano con spaventoso disordine.

Al termine della seconda guerra mondiale Prünster intraprende numerosi viaggi in Italia, Grecia e Francia, alla scoperta di un qualcosa che provochi la sua creatività. Tornato in Alto Adige realizza numerose opere nelle più svariate tecniche: dagli affreschi graffiti, ai mosaici, ai vetri dipinti. 1 suoi temi prediletti sono soprattutto i paesaggi montani, disegnati con robusti tratti di pastello o costruiti mediante generose pennellate cariche di forti tensioni cromatiche.

Nominato presidente dell'Associazione artisti sudtirolesi e direttore della scuola d'arte sudtirolese, fra il 1954 e il 1962 collabora con la rivista culturale "Prisma". Fra le mostre alle quali ha partecipato ricordiamo quella del Tiroler Kunstpavillon di 1nnsbruck (1967), Mostra degli artisti sudtirolesi; della Haus der Kultur di Bolzano ("Disegni a mano sudtirolesi") del 1974; della Galleria Kunstlanden di Bressanone, del 1980; della Banca Popolare di Merano nell'ottobre 1989.
OLGA BISIANI FEDELI - Nata a Pola il 5 giugno 1911, è stata allieva del prof. Gino Porin presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1950 si trasferisce con la famiglia a Bolzano, partecipando a numerose esposizioni, con paesaggi, soprattutto ad olio, e con numerosi ritratti. Sua è la pittura murale che decora un'aula della Pretura di Bolzano, che misura m 4,00 x 3,00, raffigurante l'imperatore Giustiniano nell'atto di liberare uno schiavo. La pittrice muore a Bolzano, prematuramente, nel luglio 1967. Nella mostra di "Itinera" organizzata a Castel Mareccio nel 1995 è stata ricordata con due dipinti ad olio su tavola: "Autoritratto" (1940) e "Ritratto di Daniela" (1960).

LISELOTTE PLANGGER-POPP - Artista grafico, nata a Masure nel 1913, durante gli anni 1933-1936 è allieva della scuola professionale per la grafica di Körnigsberg (Germania). Dopo il diploma inizia a lavorare presso vari studi di Hannover e di Königsberg. Fra il 1939 e il 1945 lavora presso un giornale di Innsbruck. Dopo la guerra torna a studiare presso l'Accademia di Monaco, riaperta nella sede di Neu-Dachau. Qui fino al 1949 s'interessa alle incisioni su matrici di rame. Nel 1954 sposa lo scultore altoatesino Hans Plannger e con lui si stabilisce a Bolzano, dove riprende l'attività nel campo delle arti grafiche con xilografie ed acqueforti.

SIEGFRIED PÖRNBACHER - Nato a Valdaora/Olang nel 1914, impara pittura decorativa a Bressanone, presso C.Vallazza. Nel 1940-1943 partecipa al secondo conflitto mondiale dove viene gravemente ferito. Trasportato all'ospedale militare di Vienna, durante la lunga convalescenza frequenta l'istituto di arti grafiche. Nel 1947 è a Merano, allievo di Peter Fellin. Due anni più tardi ritorna a Vienna dove, fra il 1949 e il 1953, apprende la tecnica della pittura a fresco. Stabilitosi a Brunico, apre un atelier dedicandosi soprattutto a lavori decorativi. Suoi sono gli affreschi di alcune sale del Palazzo della Provincia di Bolzano, eseguiti fra il 1953 e il 1954.

ANTON FRÜHAUF - Figlio di un orafo, nasce a Merano nel 1914. Studente per un biennio presso l'Accademia d'arte applicata di Monaco, si trasferisce successivamente a Roma dove lavora da apprendista-orafo. Nel 1946 decide di riprendere l'attività del padre aprendo una gioielleria a Merano. Noto in campo internazionale per le sue creazioni nel settore dei preziosi, si è fatto anche conoscere per i suoi piacevoli disegni e per le incisive caricature. Ha partecipato a numerose mostre fra le quali quella dei gioielli europei (1959) a Tokyo nel 1970 e nel 1973, e a Brunico, nel 1979, presso Athesia Galerie.

HEINRICH GSCHWENDT - Bolzanino di nascita (1914), nel biennio 1935-37 studia presso l'Accademia di arti applicate di Monaco. Al termine del secondo conflitto mondiale, nel corso del quale rimane gravemente ferito, riprende gli studi, interessandosi principalmente alla tecnica dell'affresco. Sue pitture murali si trovano nella cappella del cimitero di Brunico, in quella dell'Ospedale Nuovo di Vipiteno/Sterzing e in case dei centri storici di Brunico e Merano. Illustratore di varie pubblicazioni, ha dato vita ad un rinnovamento delle tradizioni artistiche altoatesine, realizzando xilografie a colori in uno stile estremamente personale.

STEFANO LATELA - Nato a Conversano (Bari) il 2 gennaio 1915, pur esercitando l'attività di insegnante nelle scuole superiori, si è dedicato con molta passione alle problematiche dell'arte. Ha partecipato a numerose mostre presentando i suoi personalissimi paesaggi d'impalpabile consistenza, fatti di colori modulati e leggeri come il battere d'ala d' un gabbiano. Alla mostra "Itinera" (1995) erano presenti cinque opere realizzate in tecnica mista: "I rifugi del silenzio" 1991); "1 casoni della laguna" 1991); "Case a Pie di Monte" (1989); "Fiori n°1" (1995); "Fiori n' V' (1995).

Ricordiamo ancora: HANS KOMPATSCHER (1906 - 1986), naive quanto basta, dalle composizioni ironiche e dissacranti- TULLIA SOCIN (1907 - 1994), le cui figure, come "L'alunmo" (1936) sono sinonimo di una pittura, se non innovativa, per lo meno di interessante livello-, ELIO DE BIASI (1907 - 1965); EMILIO DALL'OGLIO (1915 - 1988), dai soggetti concisi ed essenziali; HANS EBENSPERGER (1907 - 1965), che ricorda, sotto certi aspetti, le ariosità del boemo Kupka.

Nutrito e ben rappresentato è, poi, il gruppo di artisti che appartiene alla generazione nata intorno agli anni venti, i cui rappresentanti si segnalano in molti settori, dall'arte figurativa a quella informale. Fra questi non mancano i nomi di autentici maestri non di rado conosciuti anche nei paesi esteri:

PAOLA DE GRANDIS - Nata a Bolzano nel 1929, aveva iniziato con composizioni figurative molto articolate e personali. Ma poi cominciò a sviluppare una pittura fondata sull'astrattismo geometrico e sul simbolismo, con composizioni sempre più cariche di seduzione erudita. Ricordo i suoi dipinti in acrilico del 1975 dal titolo "India" e "Tupamaros", dal piacevole riti-no cromatico; la serie di "Penelope", le cui textures in cartoncino bianco sono variamente incise ed articolate, fino all'"Inversione spaziale" del 1982, ove la gessosa serialità iconica assume piacevoli connotazioni tridimensionali.

Le prime mostre della De Grandis risalgono al 1968 (Bolzano, Premio Estate). Le altre sono quelle del 1973 (Mostra Nazionale, Trieste); 1975 (Galleria "La Firma", Riva del Garda); 1979 ("Giallo + BLU = Verde", Verona, Bolzano e Trento); 1981 ("IL presente topico", Museo Civico di Bolzano); 1982 (Simposio di Artisti dell'ARGE, Tenno); 1983 (Galleria Spatia di Bolzano, collettiva). Ultima in ordine di tempo, postuma, quella presso Castel Mareccio ("Itinera", 1995), con la serie di "Penelope" (1982). L'artista è spirata, per un male incurabile, il 29 maggio 1985.

EDDY VON FERRARI - Nasce a Bressanone nel 1923. Ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Venezia dove si diploma con una tesi sul pittore Paul Troger. Intraprende vari viaggi di studio che lo portano a Parigi, in Olanda e in Grecia. Insegnante di disegno e storia dell'arte presso il liceo scientifico della sua città, ha partecipato a numerose esposizioni.

AUGUSTO GARAU - Nato a Bolzano nel 1923, da tempo risiede a Milano. Diplomatosi nel 1946 all'Accademia di Brera, aderisce al manifesto realistico "Oltre Guernica". Successivamente partecipa al movimento "Arte concreta". A partire dal 1946 espone presso varie gallerie, soprattutto milanesi.

OSWALD KOFLER - Artista autodidatta, nasce a Bolzano nel 1923. Ancora ragazzo si trasferisce a Merano dove inizia la sua attività artistica. Ha partecipato a varie mostre (Innsbruck, Monaco, Vienna).

OSKAR KASTOWSKY - Nato a Naz-Sciaves/Natz-Schabs nel 1910, dal 1929 al 1935 studia all'Accademia di arti figurative di Stoccarda, sia pittura che architettura d'interni. Nel 1936 è a Bolzano dove inizia la sua attività artistica. Durante il secondo conflitto mondiale è arruolato nell'esercito germanico e presta servizio in Italia. Per molti anni è stato insegnante di disegno proiettivo presso la scuola provinciale per assistenti edili di Bolzano (in lingua tedesca). Acquarellista raffinato, fino agli ultimi istanti della sua vita si è dedicato alla pittura soprattutto di fiori ed elementi naturalistici, con la puntigliosità del miniaturista. È morto a Bolzano nel 1994.

LEOPOLD GANZER - Nasce a S.Candido/Innichen, nel 1929. Tre anni più tardi la famiglia si trasferisce a Lienz. Qui Ganzer frequenta la scuola professionale per poi passare a Vienna dove, dal 1952 al 1958, è allievo del prof. Andersen presso l'Accademia di arti figurative. Dopo il diploma partecipa a varie esposizioni: nel 1959 a Parigi (Galleria Jordan); 1962 a Vienna (Galerie Synthese); 1965 a Bolzano (Galleria Goethe); 1971 ad Innsbruck (Tiroles Kunstpavillon); 1975 ancora a Vienna (Galerie Stubenbastei); 1978 a Salisburgo (Ateliergalerie Nonntal).

Degli artisti che seguono, certamente fra i più illustri che hanno operato - alcuni sono tuttora attivi - nella seconda metà del nostro secolo, due appartengono, sia pure in maniera molto personale, al mondo dell'arte figurativa; i restanti tre, invece, hanno intrapreso la via dell'informale. Il più anziano di tutti è Karl Plattner (1919); il più giovane è Robert Scherer (1928). Soltanto nove anni di differenza .sono tali per farli considerare appartenenti alla stessa generazione con la quale desideriamo concludere il presente lavoro:

KARL PILATTNER - Nato a Malles/Mals in Val Venosta, il 13 febbraio 1919, partecipa alla seconda guerra mondiale come soldato della Wehrmacht. Verrà inviato dapprima in Norvegia e quindi in Russia dove rimane ferito. Trasportato a Berlino, durante la convalescenza segue un corso di disegno. E' forse questa l'occasione che gli consente un primo accostamento al mondo dell'arte e che probabilmente gli fa maturare la passione per la pittura.

Rientrato in Italia, presta servizio a Finale Emilia e, poco dopo, cessato il conflitto, lo troviamo a Firenze dove riprende a studiare disegno e pittura. Successivamente si reca a Milano per frequentare l'Accademia di Brera. Nel giugno 1948 giunge a Parigi. Qui si iscrive alla scuola di Andrè Lothe che lo accosta al cubismo accademico. Il 1951 è un anno importante per Plattner: a Merano, alla Galleria del Corso, viene allestita la sua prima personale; nel cimitero di Naturno/Naturns realizza un grande affresco legato alle tragedie della guerra. In questo stesso periodo sposa Marie Jo che lo segue in Brasile dove il pittore realizza un affresco nell'ufficio dell'Air France. Il grande paese sudamericano lo affascina e gli consente esperienze che emergeranno nella sua produzione artistica degli anni successivi.
Al ritorno dal Brasile esegue il grande affresco della sala del Palazzo della Provincia a Bolzano. Dal 1956 si sposta in continuazione: ritorna dapprima in Brasile, quindi si reca nell'isola di Panarea, nell'arcipelago siciliano delle Eolie, e successivamente in Provenza, alla ricerca di un luogo magico per la sua pittura. Fra il 1965 e il 1979 si ferma a Milano dove quasi certamente vive uno dei suoi periodi migliori. Ora è senz'altro un artista arrivato, entrato nella considerazione internazionale per via soprattutto di quegli affreschi eseguiti nella Sala del Palazzo dei Festival Musicali di Salisburgo e nella Cappella del grande Ponte Europa in Austria. Intanto incalzano gli anni Ottanta e Plattner sente il bisogno di tornare in Francia, nella Provenza di Cezanne, dove si ferma a lavorare in un nuovo grande atelier. Ma è una sosta illusoria. E negli ultimi anni questo andare e tornare dalla Francia all'Italia, per poi ripartire subito dopo, appare il segno di una inquietudine via via sempre più incalzante. Il fatto artistico costituisce forse la certezza di un approdo sicuro, in quanto può proiettare il pittore al di là di ciò che limita l'uomo normale.

Fra le tante mostre allestite ogni anno, una delle ultime della sua vita la tiene a Bolzano, nel 1985, alla Galleria Goethe. Qui espone opere che compendiano le illusioni di tutta una esistenza.

Queste, a grandi linee, le note biografiche di un artista che ha saputo dimostrare un talento non comune e le cui opere si diffonderanno capillarmente, soprattutto attraverso la riproduzione grafica. In questo campo, che sembra particolarmente congeniale al Plattner, l'artista si cimenta con una realtà fatta di un sottile gioco, in cui solitudine, sensualità, ironia, s'intrecciano senza fine, per giungere alla formulazione di entità iconiche che viaggiano fra il mondo sensibile e l'irreale, fra la beffa e la metafora. La sua arte non può essere facilmente etichettata, in quanto non segue alcune precisa corrente. Intrigante ed ingenua, si rivela concettualmente erudita quando scopriamo che le sue figure riprendono quel linearismo che la tradizione gotica ha lasciato nelle chiese altoatesine. Nelle opere del Plattner l'ombra è quasi scomparsa e gli assurdi personaggi appiattiti contro il fondo monocromo delle textures paiono ignorarci totalmente con i loro occhi intenti a guardare verso una realtà inquietante, non nostra, trascendentale.

Artista sottilmente ironico, disegna i suoi personaggi carichi di mestizia, come maschere di un mondo antico, inarrivabile; personaggi che paiono spinti sul filo sottile di un "divertissement" che forse non tutti riusciamo a cogliere. E questi personaggi, che Plattner tende a motteggiare, ci vengono presentati come fossero stimolati da un ridicolo senso di altezzoso orgoglio. Loro, che, in fin dei conti, non esistono. Eppure portano questo orgoglio fortemente incollato, irrinunciabile, come se fosse il vestito bello della festa. E l'eroe dei suoi quadri, delle sue acqueforti, è tuttavia soddisfatto di sè, incapace di accorgersi della sua estrema piccolezza. Quella di un essere microscopico che non è padrone di niente, neppure della strada che deve percorrere. Le maschere di quel lontano "Carnevale a Malles", o la silhouette di quella bambina che ci volge le spalle, guardando l'abbacinante paesaggio dalla ringhiera di un enorme terrazzo sospeso nel cielo. Ed è forse questo il modo che Plattner meglio conosce per esorcizzare una certa tristezza interiore, lancinante, tipica degli umoristi, ma anche dei grandi maestri. Quella tristezza che lo spinse a rinunciare alla vita, improvvisamente, l'8 dicembre 1986.

WILLY VALLER - Nasce a Bolzano il 16 dicembre 1920. Pittore dal temperamento fortemente creativo, cerca di emergere fin dal primo dopoguerra, lasciandosi alle spalle quanto in una città di provincia poteva apparire scontato: accademia e tradizione folcIoristica. La sua arte, sviluppatasi in un arco di tempo di appena quindici anni, può essere ripartita in tre distinti periodi. Il primo, di appena un lustro, si sviluppa dal 1953 al 1958, e cioè dalla prima mostra di Vienna, presso la Galerie Würthle, all'esposizione della 6a Regionale d'Arte di Bolzano. Questa fase vede Valier intento a sviluppare i temi fiabeschi di un mondo in bilico fra realtà e fantasia, con uccelli policromi, creature marine, arlecchini, figure femminili, animali di un mito senza tempo. Sono entità iconiche che tendono a volte a camuffarsi in rugose cortecce, in occasionali invenzioni formali che preludono quasi l'avvento di un espressionismo astratto. Sono i colori, spesso impreziositi da lucenti porpore d'oro e d'argento, a richiamare alla mente fantasie fiabesche di paesi d'Oriente, i fondi aurei della tradizione gotica o le esperienze dei preziosismi incantati dei primi quattrocentisti italiani. L'approccio con la manualità operativa di artisti come Alberto Burri (che per creare le sue opere usa materiali eterocliti e poveri, tipo stracci, legni bruciati, vecchie lamiere), apre il secondo ciclo dell'arte di Valier. Già da tempo lo spagnolo Michel Tapiè ha coniato l'espressione "art autre", che si concilia con lo spirito delle nuove istanze artistiche. La pittura di Burri, Dubuffet, Fautrier e altri è ormai lontana da tutto ciò che fino ai primi anni Sessanta era considerata arte d'avanguardia. 1 pittori ora cercano spazi nuovi. al di fuori da tutto ciò che può ricordare l'Impressionismo ancora onnipresente, ovvero le quattro dimensioni suggerite dal Cubismo.

Anche in Valier si manifesta una nuova presa di coscienza. Il vento rinnovatore che soffia veemente un po' in tutta Europa porta ad uno scollamento sia con l'"arte bella" che con le tradizioni di periferia viste come estranee e lontane. L'informale si rivolta su se stesso e 1a materia" diventa l'elemento essenziale dell'operatore estetico, che ora usa "1a macchia" per condensarla in forme pastose. Sarà "la materia" a determinare lo svolgimento delle forme che emergono in nuovi inconsueti contesti. Ne sono prova i tanti quadri intitolati "Materico", realizzati con tecnica mista. Come ha scritto Jean Dubuffet, "non ci sono colori ... ma soltanto materie colorate". Ma nell'ultima fase della sua arte Valier tenta il recupero dell'immagine, la quale si fa spazio fra le ruvide tridimensionalità delle textures. Il ritorno, sia pure a determinate condizioni, al filone figurativo, spinge il Valier stesso al disegno raffinatissimo del nudo, ove l'eros prorompente diventa un messaggio di sollecitazione esistenziale. In questo contesto ecco le tecniche miste di "Nudo" e "Bacio" del 1967 e la tempera a gessetti "Coppia in amore su blu" del 1968. Purtroppo questo artista, ancora tutto da studiare, muore il 2 settembre 1968 a Senigallia, nel pieno dei suoi anni migliori.

Gli "intonaci" con i quali Valier ha realizzato molte delle sue opere si sono andati via via paurosamente sgretolando. Colpa del Vinavil, della sabbia e di altri materiali incoerenti. Lo si è potuto constatare durante la grande mostra organizzata presso il Museo d'Arte Moderna di Bolzano dal 13 novembre al 31 dicembre 1987, in occasione della quale sono state esposte 193 opere realizzate nel ventermio 1948-1968. Tre lavori in tecnica mista su tavola, eseguiti da Willy Valier nel 1961 e nel 1963, sono stati presentati alla mostra di "Itinera" (1995), presso Castel Mareccio a Bolzano.

PAUL FLORA - Figlio di un medico, è nato a Glorenza/Glurns il 29 giugno 1922. Conseguita la maturità nel 1942, studia con scarso profitto all'Accademia delle arti figurative di Monaco (1942-1944). Chiamato alle armi nel 1944, l'anno successivo è prigioniero per soli dieci giorni delle truppe americane. Terminata la guerra, si stabilisce ad Innsbruck. Spirito inquieto e fortemente indipendente, subisce il fascino delle opere di Alfred Kubin (Leitmeritz 1877 Zwickledt 1959), noto, fra l'altro, per aver fondato, con Munter, Mare e Kandinskij, la celebre rivista "Der Blaue Reiter".

Disegnatore dalla fervida immaginazione, Paul Flora riesce ad illustrare fatti della realtà quotidiana o avvenimenti nati dalla sua fantasia, con incisiva graffiante ironia dissacratoria, tanto da farlo considerare uno dei maggiori grafici del "black humor". In questa veste è spesso chiamato a collaborare con giornali e riviste, come il settimanale "Die Zeit" per il quale, nel corso di quattordici anni (1957 - 1971) disegna qualcosa come 3.500 caricature di personaggi politici.

Paul Flora in questi ultimi anni è andato via via raffinando il proprio stile di designer, imponendosi ancora di più all'attenzione internazionale. Molto ammirate sono le opere dedicate a Venezia, alle sue maschere settecentesche, al Carnevale di sempre, che emerge dalla fitta accuratissima rete delle trame . Il 18 novembre 1989, al Palazzo dei Congressi di Ortisei/St.Ulrich, è stata inaugurata una grande mostra dedicata ai disegni ed alle incisioni dell'artista venostano. Nel maggio 1993 il "Museion" di Bolzano ha ospitato disegni relativi alla produzione dal 1939 al 1992. Si tratta di un importante riconoscimento al valore di questo maestro, voluto concordemente dai musei di Vienna, del Ferdinandeum di Innsbruck, di Passau e del Rupertinum di Salzburg.

ROBERT SCHERER - Nato nel 1928 a Silandro/Schlanders, intenzionato a diventare scultore, si diploma invece pittore grafico all'Akademie der Bildenden Künste di Vienna. Sempre a Vienna frequenta la scuola serale di nudo del prof. Boeckl. Dopo di ciò intraprende viaggi di studio sia in Europa che in Africa. Specializzandosi nella pittura murale si interessa anche di arte del vetro collaborando con la famosa "Fucina degli Angeli" di Murano, alla quale avevano fornito le loro idee artisti della levatura di Pablo Picasso e Max Ernst. A Robert Scherer si deve l'istituzione di una scuola internazionale di affresco a Salisburgo e della "Freskoschule" a Bolzano, sorta anche per iniziativa del Südtiroler Bildungszentrum.

Le opere di Scherer, realizzate nelle tecniche più varie, dall'acquerello all'olio, dall'affresco al mosaico, sono traboccanti di colori e di vivace atmosfera. Ha realizzato nature morte, paesaggi, vedute di Venezia, motivi religiosi, in cui è spesso evidente la matrice cubista della scomposizione della realtà e quella futurista in cui emerge la simultaneità dinamica del tema. Durante un viaggio che nel 1985 lo ha portato sul Monte Athos, Robert Scherer, ammaliato dalla natura trascendentale dei luoghi, ha eseguito numerosi disegni, vibranti ed appassionati, in cui emerge tutta la suggestione di un mondo senza tempo. Pregevoli opere dell'artista sono esposte in vari edifici pubblici dell'Alto Adige. La sede della Banca Popolare dell'Alto Adige a Bolzano possiede interessanti affreschi, fra i quali è notevole quello del "Ratto d'Europa".

Nel giugno del 1988 il Comune di Appiano ha organizzato una mostra retrospettiva nelle sale di Castel Gandegg, in occasione dei 60 anni dell'artista, dal titolo "Forma e colore", con la presentazione di 150 opere eseguite nelle tecniche più varie.

RINA RIVA - Nata ad Ala, nel Trentino (1922), è meranese di adozione. Le sue prime incisioni risalgono agli anni settanta, quando inizia i suoi difficoltosi impatti con le lastre metalliche. I suoi temi prediletti sono spesso a carattere occasionale, presi a prestito da un mondo minore, raramente protagonista di grandi eventi. L'entità materica sembra prevalere nei lavori più maturi, sviluppati a volte in non più di tre esemplari, a sottolineare il preziosismo delle creazioni. Basta scorrere i titoli di molte opere, spesso volutamente anonimi, come in una scelta di libertà senza tempo nè spazio. In tal modo la Riva tende a certi raffinati ed inconsueti monotipi, sovvertendo le consuetudini della grafica d'arte.

La prima mostra risale al 1969, con la partecipazione alla 59 Biennale d'Arte di Verona. Seguono numerose altre esposizioni a Merano, Padova, Trieste, Londra, Roma, Verona, Rauris (Salisburgo), Vienna, Bolzano. Nel 1985 ottiene il I° premio per la grafica alla II edizione dell'esposizione nazionale "Renato Nardi" di Venezia. Nella mostra organizzata presso la Galleria Club di Roma nel dicembre 1989, la Riva ripropone, fra gli altri, il suo tema prediletto del "mulino". L'artista è affascinata da questo leitmotiv, presentato ancora una volta come la storia di un passato che riemerge ad ogni istante.

Molto impegnata nel campo didattico, Rina Riva dirige dal 1980 l'istituto per la grafica di Merano. Dal 1983 tiene corsi di grafica per ragazzi e adulti, organizzati dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Dal 1984, poi, è titolare di corsi di grafica per allievi di lingua tedesca organizzati da "Urania". Numerose le mostre alle quali ha partecipato e che l'hanno fatta conoscere in molte città. E' stata presente anche alla manifestazione di "Itinera" organizzata a Castel Mareccio dalla Provincia Autonoma Di Bolzano (1955).

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